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PERSEGUITAVA LA CONVIVENTE FIN DA QUANDO AVEVA 15 ANNI, FINISCE LA DISAVVENTURA DI UNA RAGAZZA
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I Carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro hanno eseguito nei confronti di un cassanese di 30 anni la misura cautelare detentiva degli arresti domiciliari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Castrovillari, su richiesta della locale Procura, coordinata dal dott. Eugenio Facciolla per i reati di maltrattamenti famigliari aggravati, porto abusivo di arma comune da sparo e minacce aggravate.

Tutto iniziava addirittura sei anni fa, quando la denunciante aveva appena 15 anni ed aveva iniziato una relazione sentimentale con un uomo che sarebbe diventato il suo compagno. Dopo i primi mesi di tranquillità di coppia, i due erano andati a convivere. Quindi erano iniziati i problemi per la ragazza. Il compagno era ludopatico e sperperava centinaia di euro al giorno nelle slot machine. Per tale motivo erano frequenti i litigi fra i due, che ben presto si trasformarono in vera e propria violenza fisica e morale dell’uomo verso la ragazza. Ogni sera veniva picchiata e schiaffeggiata, a volte gli venivano tirati i capelli, altre volte veniva minacciata solo verbalmente. Questa situazione era stata sopportata dalla ragazza per anni, la quale un po’ per timore, un po’ per amore, non aveva denunciato nulla, fino a quando nel giugno scorso a seguito dell’ennesima furente lite era scappata nella casa dei propri genitori, ritornando a convivere con loro. Il ragazzo in preda alla gelosia, dapprima l’aveva tempestata con messaggi minatori e chiamate minacciose, quindi era arrivato nel pomeriggio del 1 agosto scorso a bussarle sotto casa, facendosi trovare con un fucile imbracciato, minacciandola di tornare con lui. Di fronte questi gravissimi fatti, a cui avevano assistito anche i genitori ed altri passanti, la donna aveva trovato il coraggio di rivolgersi ai Carabinieri della locale Tenenza di Cassano all’Ionio, i quali grazie alla ricostruzione dei fatti fornita dalla vittima, ma anche sulla base degli oggettivi riscontri documentali e sulle dichiarazioni concordi dei diversi testimoni, veniva richiesta ed ottenuta in breve tempo da parte dell’A.G. una misura cautelare nei confronti dell'uomo ed esattamente veniva emessa quella degli arresti domiciliari, poiché ritenuta l’unica misura idonea per frenarne tali comportamenti persecutori, che avevano dimostrato come lo stesso non fosse in grado di reprimere e controllare i propri istinti che destavano particolare allarme per il pericolo dell’incolumità fisica della parte offesa, rendendone particolarmente concreto ed attuale il pericolo di recidiva.

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