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Appena dodicenne già prigioniero della burocrazia
11/02/2026 |
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È nato in Italia dodici anni fa, vive in Italia, studia in Italia. Eppure oggi non può uscire dall’Italia. Non può partire con la sua classe per un viaggio d’istruzione a Londra già pagato. Non può ottenere un passaporto. Non può avere un documento che lo riconosca. È un minore che esiste, ma che lo Stato non riesce a collocare. È il paradosso di un bambino italiano di fatto, prigioniero di un cortocircuito burocratico tra Italia e Romania. A denunciare la vicenda è Antonella Cozza, madre affidataria del ragazzo da sette anni, che ha scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver già interpellato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani senza ottenere risposta. Nella sua lettera parla apertamente di una condizione di apolidia di fatto, frutto di una situazione amministrativa irrisolta. I genitori naturali rumeni - racconta - non hanno più la patria potestà, ma l’adozione non è possibile per un intreccio normativo tra ordinamento italiano e romeno che, di fatto, blocca ogni soluzione. Da mesi, infatti, la famiglia si muove tra consolati non collaborativi, uffici territoriali, tentativi legali in Romania e richieste formali rimaste senza esito. Il risultato è un muro. Un rimbalzo continuo di competenze e responsabilità. Il minore non riesce a ottenere il passaporto, né un titolo di viaggio per apolidi, nonostante le convenzioni internazionali prevedano strumenti di tutela in casi simili. Nel frattempo il tempo scorre. Il volo per Londra è stato acquistato dal 31 marzo all’11 aprile 2026. La classe partirà. Lui no. La questione - precisa ancora la mamma affidataria - non è formale. Non è tecnica. È sostanziale. Un ragazzo di dodici anni viene escluso da un’esperienza educativa e relazionale fondamentale perché intrappolato in una falla amministrativa che nessuno riesce – o vuole – risolvere. Mio figlio - scrive nella lettera a Mattarella - è bloccato in un limbo giuridico che non gli appartiene. La diagnosi informale a cui la famiglia affidataria è arrivata è chiara: condizione assimilabile all’apolidia. Ma invece di trovare tutela, il caso si scontra con inefficienze, silenzi, lentezze. - In un Paese che giustamente rivendica la centralità dei diritti dei minori - dice ancora - questa vicenda apre una domanda scomoda: quanto vale davvero l’interesse superiore del bambino quando si scontra con la burocrazia? La madre affidataria chiede un intervento autorevole affinché gli uffici competenti trovino una soluzione immediata e quindi il rilascio dei documenti necessari o di un titolo di viaggio temporaneo, come previsto dalle procedure della Polizia di Stato e dalle convenzioni internazionali. Non un favore. Non un’eccezione. Semplicemente un diritto.
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