A Cosenza un incontro per scoprire l'identità rom, tra radici storiche, patrimonio linguistico e sfide del futuro. Mercoledì 8 aprile, ore 17.30, Sala Consiliare
Cosenza, 3 aprile 2026 - Per approfondire e per parlare della condizione dei rom in Calabria, e in particolare dei rom di Cosenza, mercoledì 8 aprile alle ore 17.30, presso la Sala Consiliare del Comune di Cosenza, si terrà il convegno "Romanipè (Identità): Storia, Lingue e Condizione dei Gruppi rom in Calabria".
L'iniziativa è promossa da Arci Cosenza, APS Lav Romanò e Città di Cosenza ed è finanziata dall'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), nell'ambito della Settimana per la promozione della cultura Romanì (7-19 aprile 2026), con l'obiettivo di trasformare il pregiudizio in conoscenza.
L'incontro sarà moderato da Veronica Buffone, assessore al Welfare del Comune di Cosenza. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Franz Caruso, del presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Mazzuca, della consigliera delegata Alessandra Bresciani, dei consiglieri Francesco Gigliotti e Giuseppe Ciacco, del presidente del Consiglio dei Giovani Salvatore Giordano e di Adolfo Noce per Arci Cosenza, seguiranno gli interventi tecnici di Fiore Manzo sulla condizione dei gruppi rom in Calabria, di Stefania Bevilacqua sull'emancipazione e il femminismo romanò, di Ferdinando Laghi sulla tutela dei diritti delle minoranze, del professor Andrea Scala dell'Università di Milano sul romanès di Calabria come lingua in pericolo, di Ibrahima Diop sulle alleanze per una civiltà dell'universale, di Michele Cosentino dell'Università di Messina sulle nuove acquisizioni sul calabrese dei rom di Cosenza e di Franca De Bonis su un'esperienza di scolarizzazione.
La Calabria si caratterizza storicamente per una marcata pluralità linguistica e culturale. Accanto alle comunità grecofone dell'Aspromonte, ai centri albanofoni delle province di Cosenza, Crotone e Catanzaro e al nucleo occitanofono di Guardia Piemontese, si colloca anche la presenza, di lunga durata, delle comunità romanès. Tale presenza non è episodica né recente, ma costituisce una componente strutturale della storia regionale e contribuisce in modo significativo alla configurazione multiforme del territorio calabrese.
Una presenza storica documentata
L'analisi linguistica della variante romanì locale mostra una stratigrafia antica e conservativa, introdotta presumibilmente da gruppi giunti dalle coste croate, ed è distinta dalle migrazioni arbëreshë. Le fonti storiche e archivistiche confermano un radicamento profondo.
Dal Cinquecento al Seicento documenti storici attestano la presenza di famiglie rom già nel XVI secolo, spesso legate all'artigianato, al trasporto e alla lavorazione del ferro in diverse località ioniche e tirreniche. La loro integrazione nel tessuto sociale è confermata dalle cronache del 1647, che registrano la partecipazione attiva di questi gruppi alla rivolta popolare di Cosenza al fianco del capopopolo Beppe Gerbasi.
Nel Settecento e Ottocento le testimonianze dei viaggiatori stranieri e i registri parrocchiali, come quelli di Spezzano Albanese tra il 1789 e il 1829, certificano una presenza ormai stabile, inserita nei circuiti religiosi e amministrativi locali.
Negli Archivi di Stato ottocenteschi iniziano a emergere in modo chiaro cognomi e genealogie ancora oggi tipici delle comunità calabresi, come Bevilacqua, Berlingieri, Abruzzese, Manzo, De Roda, a testimonianza di una mobilità funzionale al lavoro artigianale e commerciale che si è fusa nei secoli con i centri urbani e rurali della regione.
Il romanès e lo "zingariškë": un patrimonio linguistico a rischio
Uno dei temi centrali dell'incontro sarà l'evoluzione e la profonda crisi del patrimonio linguistico delle comunità. Il professor Andrea Scala approfondirà il caso studio del romanès parlato in Calabria, un'antica lingua che conserva radici sanscrite, persiane, armene e greche e che ha assorbito nel corso dei secoli anche le strutture dei dialetti calabresi. Dal secondo dopoguerra in poi la trasmissione intergenerazionale di questa lingua si è progressivamente interrotta, ponendo il romanès calabrese a forte rischio di estinzione. Al suo posto, tra le nuove generazioni è subentrato lo "zingariškë", un dialetto di base neolatina le cui dinamiche sociolinguistiche saranno illustrate da Michele Cosentino.
Oltre il ghetto: verso una cittadinanza attiva
Il dibattito non ignorerà le criticità, dall'emergenza abitativa di quartieri storici come San Vito a Cosenza, Scordovillo a Lamezia o Arghillà a Reggio Calabria, fino alla discriminazione nel mercato del lavoro e in tutti gli altri aspetti quotidiani. La crescente partecipazione dei giovani rom ai percorsi universitari segna una chiara volontà di riscatto.
Riconoscere la romanipè calabrese significa valorizzare un popolo che da oltre cinquecento anni chiama la Calabria "casa". L'invito è rivolto a tutta la cittadinanza, agli operatori e alla stampa, per trasformare la marginalità in partecipazione attiva attraverso il dialogo e la conoscenza storica.