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Quel “No” che cambiò l’Italia: Paola Quattrini porta in scena a Mendicino la forza rivoluzionaria di Franca Viola
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C'è una parola che può cambiare una vita. E a volte può cambiare persino un Paese. È una parola breve, essenziale, apparentemente semplice: "No". Il no pronunciato da Franca Viola nel 1965 non fu soltanto il rifiuto di un matrimonio imposto. Fu una sfida aperta a un sistema sociale, culturale e giuridico che considerava la donna colpevole della violenza subita e che trovava nel cosiddetto matrimonio riparatore una scandalosa forma di assoluzione per gli aggressori. Quel no, pronunciato da una ragazza di appena diciannove anni in una Sicilia dominata da regole non scritte e convenzioni ferree, aprì una crepa destinata ad allargarsi negli anni fino a trasformarsi in una conquista collettiva di diritti e libertà.

All'Anfiteatro Catalano di Mendicino, all'interno della XVIII edizione de “La Scuola dei Classici”, la rassegna promossa dalla compagnia Porta Cenere con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro, quella storia è tornata a vivere attraverso “Il potere di un no”, lo spettacolo interpretato da Paola Quattrini e scritto da Ludovica Costantini. Un racconto che non si limita a ricostruire una vicenda storica, ma la restituisce nella sua bruciante attualità.

«Questo testo nasce dal desiderio di far conoscere una storia che molte donne oggi non conoscono - spiega l'autrice Ludovica Costantini-. Non voleva essere un manifesto femminista, ma un modo per raccontare da dove arrivano alcune delle battaglie che ancora oggi vengono combattute. Con la vicenda di Franca Viola sono cambiate leggi fondamentali per il nostro Paese».

Una storia che continua a interrogare il presente. Paola Quattrini lo ha capito fin dalla prima lettura del copione. «Mi è piaciuto subito», racconta l'attrice. Sul palco prende forma il ritratto di una giovane donna che sceglie di opporsi quando tutto intorno le suggerisce di arrendersi. Una ragazza sola contro una mentalità che sembrava immutabile. «Franca era una donna fortissima - sottolinea Quattrini -. Aveva soltanto diciannove anni ma possedeva una determinazione straordinaria. Sono questi i personaggi che amo interpretare: donne che hanno carattere, che trovano la forza di andare avanti nonostante tutto».

La responsabilità di portare in scena una figura così simbolica è evidente. «Ogni volta che si racconta qualcosa al pubblico c'è una responsabilità- spiega l'attrice-. Spero di essere riuscita a trasmettere questa storia con chiarezza e con l'emozione giusta. Perché il teatro deve arrivare alle persone». «Questa non è una storia passata - afferma con convinzione-. Le violenze sulle donne continuano a esistere. Continuiamo a leggere fatti drammatici ogni giorno. Per questo raccontare Franca Viola è ancora necessario». Il teatro, dunque, come strumento di coscienza civile. Come luogo in cui la memoria smette di essere commemorazione e torna a essere interrogazione.

Non è un caso che uno spettacolo come “Il potere di un no” trovi spazio all'interno della XVIII edizione de “La Scuola dei Classici”. In programma fino al 20 giugno 2026, il festival ha trasformato Mendicino in un laboratorio culturale diffuso, capace di intrecciare teatro, paesaggio e partecipazione collettiva. Un progetto sostenuto dal patrocinio della Città di Mendicino e dal cofinanziamento della Regione Calabria – Dipartimento “La Calabria che incanta”, nell'ambito del Programma Operativo Complementare (POC) 2014-2020.

La peculiarità della rassegna risiede proprio nella sua capacità di superare i confini tradizionali dello spettacolo dal vivo. Le iniziative si sviluppano tra il Teatro Comunale, il Ridotto, Palazzo Campagna, l'Anfiteatro Catalano e i percorsi naturalistici che attraversano il centro storico, trasformando il territorio in un grande racconto condiviso. Ma in una programmazione che mette continuamente in dialogo arte, luoghi e comunità, la serata dedicata a Franca Viola assume un significato particolare. Perché prima ancora di essere uno spettacolo, “Il potere di un no” è un promemoria civile. La dimostrazione che una singola parola, pronunciata nel momento giusto, può diventare un atto rivoluzionario. E che alcune battaglie, anche quando sembrano appartenere alla storia, continuano a riguardare tutti noi.

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