COSENZA1SPECIAL.it

 

Psicosette e manipolazione mentale: Manisco World al Senato
25/06/2026
|
Attualitą
 

25/06/2026
La Pirossigeno Cosenza comunica che Rodrigo Trentin non farà ...

25/06/2026
Per il DDL 1496 sul riconoscimento del reato di manipolazione ...

25/06/2026
Il 26 giugno alla Tenuta Ciminata Greco incontro con La Pietra, Gallo ...

Abbattere l'Irpef per gli under 35: si tratta della proposta lanciata ...

29/04/2026
n data odierna, 29 Aprile 2026, militari del Comando Provinciale ...

14/04/2026
Cosenza, Consiglio comunale aperto sulla gestione dello stadio San ...

Per il DDL 1496 sul riconoscimento del reato di manipolazione psicologica e mentale.

Al centro del confronto la testimonianza di Virginia Melissa Adamo, presidente e fondatrice di Manisco World, nell’ambito del dibattito sul disegno di legge promosso dalla senatrice Tilde Minasi.

Non sempre la violenza si manifesta attraverso segni evidenti, non sempre lascia lividi, fratture o tracce immediatamente riconoscibili. Esistono forme di dominio più sottili e profonde, capaci di insinuarsi nella fragilità, nella solitudine, nel bisogno di appartenenza, fino a svuotare progressivamente la libertà interiore di una persona.

È da questa consapevolezza, concreta e dolorosa, che ha preso forma al Senato la conferenza stampa “Oltre il silenzio delle vittime. Psicosette: allarme sociale e riconoscimento del reato di manipolazione mentale”, ospitata nella Sala Caduti di Nassirya, promossa dalla senatrice Tilde Minasi nell’ambito del dibattito sul Ddl 1496, con il patrocinio dell’Associazione Giornaliste Italiane. Il provvedimento punta a introdurre nell’ordinamento il reato di manipolazione psicologica e mentale.

L’incontro ha portato dentro una sede istituzionale un fenomeno che troppo spesso resta fuori dal linguaggio pubblico, perché difficile da vedere, da provare e perfino da raccontare. La proposta di legge nasce proprio da questo vuoto: dall’ascolto di vittime, famiglie e associazioni che da anni chiedono strumenti più adeguati per riconoscere e contrastare condotte capaci di produrre danni profondi, pur senza rientrare sempre con chiarezza nelle fattispecie già previste dall’ordinamento.

Il Ddl 1496, che sta seguendo il proprio iter parlamentare, ha nella senatrice Tilde Minasi la proponente, nella senatrice Erika Stefani una delle firmatarie e nel sostegno della presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, un ulteriore elemento di rilievo istituzionale.

Nel suo intervento, la senatrice Minasi ha richiamato il dovere del legislatore di farsi carico di una realtà che non riguarda casi isolati, ma persone intercettate in momenti di vulnerabilità e progressivamente private della propria autonomia, della propria identità e della capacità di autodeterminarsi.

Da questa cornice politica e istituzionale si è sviluppato il cuore del confronto. La questione, infatti, non è soltanto riconoscere l’esistenza della manipolazione mentale, ma comprendere come il diritto possa intervenire senza confondere la libera adesione a un’idea, a un gruppo o a un percorso spirituale con una vera dinamica di assoggettamento.

È su questo punto che si è inserita la senatrice Erika Stefani, componente della Commissione Giustizia e firmataria del provvedimento, sottolineando il vulnus normativo emerso anche dalle testimonianze ascoltate in Commissione. Le vittime, ha evidenziato, non corrispondono a un profilo unico né a uno stereotipo. Possono essere persone pienamente inserite nella vita familiare, sociale e professionale, ma condotte poco alla volta dentro meccanismi di controllo difficili da riconoscere e ancora più difficili da dimostrare.

La sfida, sostenuta anche dalla presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, è costruire una norma chiara, solida e costituzionalmente sostenibile, capace di tutelare la libertà personale senza trasformarsi in uno strumento generico o ambiguo. In questa prospettiva, il riconoscimento del reato non viene presentato come un limite alla libertà individuale, ma come un presidio contro forme organizzate di dominio psicologico che annullano volontà, identità e capacità critica.

Il nodo, dunque, resta lo stesso: come si protegge una persona quando il controllo non passa dalla forza immediata, ma da una relazione costruita per piegare lentamente la sua volontà?

Da questa domanda è partito il contributo dell’avvocato Vincenzo Dionisi, penalista ed esperto in dinamiche settarie e nei profili giuridici della manipolazione mentale. Il suo intervento ha spostato l’attenzione sulla necessità di una fattispecie capace di cogliere non solo gli effetti finali della manipolazione, ma anche la sua struttura. Perché il fenomeno non si esaurisce nel singolo episodio: si sviluppa nel tempo, attraverso condotte ripetute, pressioni, isolamento e dipendenza. Dare rilievo giuridico a questa progressione significa riconoscere la capacità della manipolazione di incidere sulla libertà personale e sulla capacità critica della vittima.

La prospettiva giuridica ha trovato un naturale completamento nello sguardo psicologico della professoressa Anna Maria Giannini, ordinaria di Psicologia generale e Psicologia giuridica e forense alla Sapienza Università di Roma. Se il diritto è chiamato a definire i confini della tutela, la psicologia aiuta a comprendere ciò che accade dentro quei confini: la destrutturazione progressiva dell’identità, il ruolo della suggestione, della persuasione, della dipendenza emotiva, dell’isolamento e della perdita graduale di autonomia.

È proprio in questa progressività che si annida uno degli aspetti più insidiosi del fenomeno. Nelle realtà settarie, la manipolazione non esplode quasi mai in modo improvviso. Procede per piccoli spostamenti, spesso impercettibili dall’esterno, fino a modificare il confine tra libertà e dipendenza, tra scelta e condizionamento, tra adesione e soggezione. Quando il danno diventa evidente, spesso la vittima è già isolata, indebolita, separata dai propri riferimenti affettivi e privata degli strumenti interiori necessari per chiedere aiuto. L’ingresso nel gruppo può avvenire attraverso un’apparente accoglienza, una promessa di ascolto, cura, guarigione, appartenenza o crescita personale. È il cosiddetto love bombing: un investimento emotivo intenso, iniziale e apparentemente positivo, che serve a conquistare fiducia, ridurre le difese e creare un legame di dipendenza. A questa fase possono seguire l’allontanamento dai familiari e dagli affetti, il controllo delle scelte quotidiane, la svalutazione del mondo esterno, il senso di colpa, la paura di tradire il gruppo o il leader, la pressione psicologica e lo sfruttamento economico. Nei casi più gravi si arriva ad abusi, violenze, vessazioni e forme di assoggettamento profondo.

Dentro questo quadro, fatto di norme da costruire e dinamiche da comprendere, la testimonianza di Virginia Melissa Adamo, presidente e fondatrice di Manisco World, ha riportato il dibattito al suo centro umano. La sua non è stata la voce di chi osserva il fenomeno dall’esterno, ma quella di chi conosce il peso concreto di una ferita che non riguarda solo la vittima diretta ma travolge intere famiglie.

La manipolazione mentale, infatti, non colpisce mai una persona soltanto. Raggiunge madri, padri, fratelli, figli, comunità affettive intere, costrette spesso a misurarsi con un progressivo allontanamento, con la perdita di contatto, con l’impotenza davanti a una persona che appare ancora libera, ma che può essere entrata in una dinamica di dipendenza, controllo e annullamento della volontà.

È in questo spazio difficile da nominare che Manisco World ha costruito la propria azione, non solo denuncia, ma ascolto; non solo sensibilizzazione, ma accompagnamento. Non solo racconto del dolore, ma costruzione di una rete di sostegno, anche oltre i confini nazionali, capace di affiancare famiglie, vittime, professionisti e istituzioni. Una battaglia civile che nasce da una ferita personale e diventa richiesta collettiva di verità, protezione e giustizia.

Proprio dall’esperienza concreta maturata accanto alle vittime e alle famiglie ha preso forma il richiamo dell’avvocata Giorgia Bagnasco, penalista e criminologa, consulente legale di Manisco World. Il suo intervento ha allargato lo sguardo oltre il piano strettamente giudiziario: una norma è necessaria, ma da sola non basta se la società non è preparata a riconoscere i segnali della manipolazione. La formazione diventa allora uno strumento essenziale di prevenzione e protezione. Deve partire dalla scuola, attraversare i luoghi educativi, coinvolgere i professionisti dell’ascolto, gli operatori sociali e arrivare fino alle Forze dell’Ordine, spesso chiamate a intercettare situazioni fragili, ambigue e difficili da leggere. Riconoscere gli indicatori di una possibile soggezione, distinguere una libera appartenenza da una relazione di dominio, comprendere quando l’allontanamento da una famiglia, la dipendenza da un leader o l’obbedienza cieca a un gruppo non siano il frutto di una scelta autonoma, ma l’esito di un condizionamento profondo, ed è su questo terreno che prevenzione, diritto e cultura devono incontrarsi.

A questa lettura si è collegato il contributo del professor Sergio Caruso, criminologo e direttore scientifico del Master di Criminologia della Calabria, consulente di Manisco World. La sua analisi ha descritto le psicosette non come semplici aggregazioni marginali, ma come sistemi relazionali strutturati, capaci di organizzarsi attorno a logiche di controllo, sopraffazione e dipendenza. Questo sguardo criminologico permette di cogliere la dimensione sociale del fenomeno. Le psicosette non producono effetti solo sulla singola vittima, ma incidono sui legami, sulle famiglie, sulle comunità, sulla fiducia e sulla capacità delle persone di riconoscere il confine tra relazione e dominio. La vittima non è mai un caso isolato: attorno a lei si muove una rete di rapporti feriti, interrotti o stravolti.

Se il diritto, la psicologia e la criminologia aiutano a leggere la complessità del fenomeno, la comunicazione ha il compito di renderlo comprensibile senza semplificarlo. È il punto richiamato dalla giornalista Diletta Riccelli, che ha posto l’accento sulla responsabilità dell’informazione nel trattare temi così delicati. Parlare di psicosette e manipolazione mentale richiede un linguaggio preciso, consapevole e rispettoso. Significa evitare il sensazionalismo, ma anche il rischio opposto: quello di ridurre tutto a vicende private, stranezze marginali o casi di cronaca isolati. L’informazione, in questo ambito, può contribuire a riconoscere i segnali, superare lo stigma, dare voce alle vittime e costruire una consapevolezza collettiva più matura.

A moderare i lavori è stata Fabrizia Arcuri, responsabile comunicazione di Manisco World e rappresentante dell’Associazione Giornaliste Italiane, che ha accompagnato il dialogo tra testimonianza, istituzioni e competenze professionali. Il suo ruolo ha restituito il senso profondo dell’incontro: non sommare interventi, ma costruire una visione comune, capace di trasformare esperienze diverse in un impegno condiviso.

“Oltre il silenzio delle vittime” è stato dunque più di un titolo ma rappresenta il senso stesso dell’incontro: rompere l’indifferenza, dare dignità a storie troppo a lungo inascoltate, trasformare il dolore in consapevolezza e la testimonianza in proposta. La battaglia portata avanti da Manisco World, insieme alle istituzioni e ai professionisti coinvolti, richiama oggi un’esigenza chiara: non lasciare che la manipolazione mentale resti confinata in una zona grigia, dove chi domina continua ad agire e chi subisce fatica perfino a essere creduto. Dare un nome a questa violenza significa iniziare a riconoscerla. Riconoscerla significa poterla contrastare e contrastarla significa restituire alle vittime e alle loro famiglie ciò che ogni ordinamento democratico dovrebbe proteggere prima di ogni altra cosa: libertà, dignità e giustizia.

Commenta

 
COSENZA1SPECIAL.it
Contatta la Redazione di Cosenza1Special.it
info@cosenza1special.it - Fax 0984 - 1801110

Privacy Policy

© Copyright 2015 - COSENZA1SPECIAL.IT
Registrazione Tribunale di Cosenza n.7 del 10/09/2012
Direttore Responsabile Osvaldo Morisco