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A 24 anni dalla scomparsa di Giacomo Mancini sua lezione sempre attuale
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Oggi, 8 aprile ricorre l’anniversario della scomparsa di Giacomo Mancini, protagonista della storia politica italiana e figura centrale del socialismo del novecento. Nato a Cosenza nel 1916 e scomparso l’8 aprile 2002, Mancini è stato dirigente e segretario nazionale del Partito Socialista Italiano, ministro della Repubblica, parlamentare per dieci legislature e sindaco della sua città. La sua vicenda politica si è intrecciata con i passaggi più complessi della storia repubblicana, distinguendosi per una costante attenzione alla questione meridionale e per un’idea della politica concreta, fatta di scelte, responsabilità e risultati. “Una politica delle cose, capace di tenere insieme visione e pragmatismo, ideali e governo”. Da ministro, contribuì a riforme decisive per il Paese – tra cui l’introduzione del vaccino antipolio Sabin – e promosse interventi strategici per lo sviluppo infrastrutturale e per il Mezzogiorno. Da segretario socialista, affermò con determinazione l’autonomia del PSI, difendendo una linea riformista, europea e democratica, in anni attraversati da forti tensioni politiche e sociali. Ma è nel rapporto con la sua terra che si coglie il tratto più autentico della sua leadership: un legame profondo con Cosenza e con il Sud, vissuto non come appartenenza retorica, ma come responsabilità concreta, quotidiana, esigente. “Il Mezzogiorno non è una periferia: è una questione nazionale” ripeteva come un mantra. In questa visione si ritrova il senso più profondo del suo impegno: una politica capace di ridurre le disuguaglianze, di creare opportunità, di costruire sviluppo senza rinunciare alla giustizia sociale. Oggi fin dalle prime ore diversi cittadini hanno voluto rendere omaggio alla sua memoria, deponendo garofani rossi ai piedi della statua in bronzo che lo raffigura, realizzata dallo scultore Domenico Sepe e adesso dopo il doloroso sfratto da davanti al municipio di Cosenza è collocata sotto la sua casa natale, nel centro storico. Un gesto semplice e profondo, che testimonia quanto il legame tra Giacomo Mancini e la sua comunità sia ancora vivo e radicato. “La politica non è gestione dell’esistente. È costruzione del futuro” A distanza di ventiquattro anni, la sua lezione conserva una straordinaria attualità. In un tempo segnato da smarrimento e da una politica spesso priva di direzione, il pensiero e l’azione di Giacomo Mancini indicano ancora una strada chiara: autonomia, riformismo, coraggio delle scelte.Una politica che non rincorre gli eventi, ma li governa. Che non cerca scorciatoie, ma costruisce futuro. Che non si limita ad amministrare, ma ambisce a trasformare. Ricordarlo oggi non significa celebrare il passato. Significa riaffermare un metodo, una visione, una responsabilità. La Fondazione Giacomo Mancini rinnova il proprio impegno a custodire e valorizzare questo patrimonio politico e culturale, promuovendo studio, ricerca e iniziative pubbliche affinché quella lezione continui a parlare — con forza e chiarezza — alle nuove generazioni. Perché alcune battaglie non appartengono al passato. Restano. E chiedono, ancora oggi, di essere raccolte e realizzate.
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