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Fillea-Cgil ,Celebre: "I controlli diventino la norma e non l’eccezione"
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I dati emersi dall’ultima, massiccia operazione di controllo coordinata dall’Ispettorato d’Area Metropolitana di Reggio Calabria fotografano, ancora una volta, una realtà inaccettabile che si sposa drammaticamente con la mobilitazione che ieri pomeriggio ha visto centinaia di lavoratori calabresi scendere in piazza.

​Mentre a Catanzaro circa 500 persone sfilavano composte nella marcia silenziosa “Il lavoro è dignità, non morte. In silenzio per le voci spezzate” per ricordare le ultime tragiche vittime sul lavoro della nostra regione, i risultati del blitz degli ispettori, compiuto in alcune realtà edili del reggino, dimostravano nei fatti come la giungla nei cantieri sia tuttora attiva, sfacciata e senza scrupoli. Il silenzio dignitoso che ieri ha attraversato il centro di Catanzaro grida giustizia davanti alle coscienze di quegli imprenditori che continuano a considerare la vita umana una variabile sacrificabile sull'altare del profitto.

​Quindici cantieri monitorati e ben otto sospensioni immediate sono la prova provata di un sistema malato. Gli ispettori non hanno riscontrato semplici “irregolarità formali”, ma un vero e proprio attacco ai diritti fondamentali e alla vita dei lavoratori. Trovare tassi di lavoro nero che vanno dal 33% in un primo cantiere di Reggio Calabria, al 50% in un altro, fino ad arrivare alla totalità della forza lavoro in nero (due su due) nella Locride, non è più tollerabile.

​Lavorare in nero significa essere invisibili per lo Stato, non avere contributi, non avere tutele contrattuali, essere ricattabili e, drammaticamente, essere carne da macello nei cantieri. C’è un nesso causale, diretto e letale, tra il lavoro nero e il rischio per la vita. Gli ispettori, nelle loro “visite”, in un cantiere hanno riscontrato la totale assenza di sistemi di protezione contro le cadute dall’alto (la prima causa di mortalità nei cantieri). In altre strutture hanno rilevato gravi rischi elettrici e la mancata consegna dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).

​Far lavorare un operaio su un ponteggio senza imbracatura, senza formazione e senza visite mediche non è imprenditoria: è gioco d’azzardo sulla pelle delle persone che escono da casa per portare un pezzo di pane ai figli e non sanno se vi faranno ritorno.

​Come Fillea CGIL Calabria continua il Segretario generale Celebre, (nella foto)  ringraziamo gli ispettori dello IAM per il prezioso lavoro svolto, ma le sanzioni e le sospensioni da sole non bastano se non si estirpa la cultura dell'illegalità alla radice. Ribadiamo la necessità che i controlli diventino la norma e non l’eccezione, anche perché quest’ultima operazione, come del resto tutte le precedenti, ha dimostrato che quando lo Stato c’è e presidia il territorio, il malaffare emerge.

​Chiediamo con forza che chi non ha i requisiti per lavorare in sicurezza venga cacciato definitivamente dal mercato delle costruzioni. Chi appalta i lavori ha il dovere morale e legale di verificare la serietà delle ditte; non si può fare finta di non vedere.

​Noi, come Fillea Cgil, non faremo un solo passo indietro.

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