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Tra sangue, fede e fioriture: l’Italia che non smette di stupire
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In Calabria, la Pasqua si vive anche nei suoi aspetti più profondi e forti, tra riti che affondano le radici nei secoli e che ancora oggi conservano un’intensità rara. Il 3 e 4 aprile 2026, a Nocera Terinese, torna il rito dei Vattienti, una delle manifestazioni più antiche e controverse della Settimana Santa. Un’esperienza che si presta a un fuoriporta di Pasqua fuori dagli schemi, capace di raccontare la devozione popolare nella sua forma più estrema.

Le origini di questo rito risalgono al Seicento e, nel tempo, la tradizione è rimasta sorprendentemente fedele a se stessa. I Vattienti – dal verbo dialettale “battere” – si autoflagellano durante le processioni, colpendo gambe e polpacci fino a provocare la fuoriuscita di sangue. Un gesto che non è spettacolo, ma atto di penitenza e devozione, spesso legato a un voto alla Madonna Addolorata.

I protagonisti indossano abiti scuri, lasciando scoperte le gambe, e utilizzano strumenti rituali ben precisi: la “rosa”, un disco di sughero liscio che prepara la pelle, e il “cardo”, su cui sono inserite tredici piccole schegge di vetro, simbolo di Cristo e degli apostoli, che incidono la carne. Accanto a ogni Vattiente c’è l’“Eceomo” (Ecce Homo), figura vestita di rosso che accompagna il rito e rappresenta il Cristo sofferente.

Il momento più intenso si vive durante la processione della Madonna Addolorata, quando il corteo attraversa le vie del paese e il sangue diventa simbolo concreto della Passione, trasformando lo spazio urbano in un luogo di forte impatto emotivo.

Un rituale simile si svolge anche a Verbicaro, dove la tradizione si rinnova il Giovedì Santo, confermando quanto questi riti siano radicati nel territorio e nella cultura locale.

Quella dei Vattienti è una tradizione che divide: c’è chi la considera un’espressione autentica di fede e chi ne mette in discussione la durezza. Ma al di là delle opinioni, resta una testimonianza potente di devozione popolare, capace di raccontare un legame profondo tra religione, identità e storia. Un’esperienza intensa, non adatta a tutti, ma capace di lasciare un segno indelebile.

Fonte e foto: fuoriporta.org

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