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Riserve Naturali diventano laboratorio
12/04/2026
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Se c’è una cosa che nessun laboratorio universitario, per quanto avanzato e tecnologicamente attrezzato, può replicare fino in fondo è la complessità viva degli ecosistemi. È qui che sistemi naturalistici complessi e unici come le Riserve Naturali del Lago di Tarsia e della Foce del fiume Crati fanno la differenza, trasformandosi in un’infrastruttura scientifica a cielo aperto capace di offrire al mondo accademico ciò che spesso resta fuori dalle aule e dai centri di ricerca: l’esperienza diretta, concreta, immersiva della biodiversità. Un valore aggiunto che oggi si traduce in collaborazione strutturata con l’università e in una nuova stagione della formazione ambientale. A sottolinearlo è il direttore delle Riserve naturali Agostino Brusco, illustrando il percorso avviato con l’Università della Calabria nell’ambito del Master di II livello in Gestione e conservazione della biodiversità e delle risorse ambientali, diretto dal professore di zoologia dell’UNICAL Emilio Sperone, che ha visto l’Ente partner attivo nella formazione, attraverso attività sul campo e l’utilizzo diretto delle strutture, dei primi corsisti che nei giorni scorsi hanno sostenuto la prova finale. Tutto questo mentre il progetto guarda già avanti con la seconda annualità del Master della durata complessiva di tre anni, che partirà nei prossimi giorni di aprile e vedrà il coinvolgimento di altri 50 partecipanti, confermando la crescita e la centralità di questo modello formativo. Intanto, la prima annualità del Master, per l’anno accademico 2024-2025, ha coinvolto 31 corsisti per un totale di 1500 ore di attività formativa, tra lezioni, attività laboratoriali e soprattutto 200 ore di tirocinio presso enti e aziende partner. In questo contesto, le Riserve hanno ospitato direttamente 3 corsisti per 200 ore complessive di attività sul campo, contribuendo in modo sostanziale alla fase più qualificante del percorso formativo: quella esperienziale. A rendere possibile questo salto di qualità è il patrimonio strutturale e scientifico delle Riserve, che si configurano come un vero ecosistema della conoscenza. Grazie ai suoi oltre 600 ettari che si snodano dalla media Valle del Crati fino alle coste dello Jonio, gli studenti hanno potuto operare tra Tarsia, Santa Sofia d’Epiro e l’area di Sibari nel Comune di Cassano Jonio, dove sono presenti le diverse sezioni del Museo di Storia Naturale – dai diorami dedicati alle aree protette, all’erbario del Crati fino al Museo del Mare – integrando così studio, ricerca e osservazione diretta sul campo. Determinante è stato l’accesso diretto ai centri sperimentali per la conservazione ex situ della biodiversità, tra cui quelli dedicati all’Ululone appenninico, alla Testuggine palustre e al Tritone italiano, autorizzati dal Ministero dell’Ambiente, insieme al campo sperimentale della vite selvatica, al Giardino Botanico, alla Biblioteca Naturalistica Calabrese e alla rete dei Centri Visitatori. Un sistema integrato che consente di lavorare su casi reali, applicando metodologie scientifiche direttamente sugli habitat e sulle specie oggetto di tutela. All’interno delle Riserve – ricorda il direttore delle Riserve – i corsisti hanno la possibilità di non limitarsi solo all’osservazione, ma partecipano attivamente a monitoraggi faunistici e floristici, ad attività di gestione e conservazione di specie e habitat, all’utilizzo di strumenti avanzati come sistemi GIS e banche dati ambientali e alla redazione di studi, piani di gestione e valutazioni ambientali. Un’esperienza, in sintesi, che permette di costruire competenze multidisciplinari concrete, fondamentali per formare figure professionali capaci di operare nelle aree protette e nei sistemi della Rete Natura 2000. Al termine del percorso formativo, infatti, ai corsisti viene rilasciato il titolo di Esperto in censimento, monitoraggio e conservazione della biodiversità animale e vegetale e delle risorse naturali, figura altamente specializzata, in grado di applicare metodologie tecnologiche avanzate e fornire supporto qualificato ai processi di pianificazione, gestione e valutazione ambientale La collaborazione tra Università e Riserve si configura così come un modello avanzato di integrazione tra sapere accademico e territorio, capace di generare valore scientifico, formativo e istituzionale. Non si tratta solo di ospitare studenti, ma di costruire un ambiente in cui – conclude Brusco - la conoscenza prende forma attraverso l’esperienza, contribuendo a formare una nuova generazione di esperti della biodiversità pronti ad affrontare le sfide della transizione ecologica. 

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