Ancora morti sul lavoro. Ancora padri di famiglia che escono da casa per portare un pezzo di pane ai propri figli e che non vi fanno più ritorno.
La Fillea CGIL Calabria, nella nota del Segretario Generale Alessandro Celebre esprime dolore, rabbia e profondo cordoglio per la morte dell’operaio di 53 anni originario di Reggio Calabria, deceduto nel cantiere del depuratore consortile di Francavilla Angitola, schiacciato da un camion-gru durante le attività di manutenzione e adeguamento dell’impianto e per il 46enne deceduto ad Anoia superiore dopo essere caduto dal terzo piano di un abitazione.
Siamo davanti all’ennesima “strage” annunciata. A distanza di poche ore, la Calabria conta due morti sul lavoro. Non possiamo più parlare di fatalità. È un vero e proprio operaicidio che continua a consumarsi nel silenzio generale, mentre lavoratori e lavoratrici continuano a uscire di casa senza avere la certezza di farvi ritorno.
Queste persone sono vittime del dovere, cadute mentre svolgevano il proprio lavoro, spesso in condizioni difficili, sotto pressione, tra appalti, subappalti, ritmi insostenibili e controlli insufficienti. Ogni volta assistiamo allo stesso copione, cordoglio, dichiarazioni di circostanza, tavoli istituzionali, promesse. Poi tutto torna come prima, fino al prossimo morto.
Basta slogan. Basta passerelle. Basta tavoli inutili regionali che non producono alcun cambiamento reale.
Serve una presa di coscienza collettiva e immediata. Serve il coraggio di dire che la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità assoluta e non un costo da comprimere.
Bisogna aumentare i controlli nei cantieri. Rafforzare gli organici ispettivi. Garantire una formazione vera e continua. Fermare la logica del massimo ribasso e pretendere il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza in ogni appalto pubblico e privato.
Non si può continuare a morire nel 2026 per guadagnarsi da vivere.
La Calabria sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e dignità del lavoro. Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per le istituzioni, per le imprese che non investono in sicurezza e per un sistema che troppo spesso considera la prevenzione un fastidio burocratico invece che un dovere morale e civile.
La Fillea CGIL Calabria chiede che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che siano accertate rapidamente eventuali responsabilità. Ma soprattutto chiede che questa lunga scia di sangue venga fermata subito.
Perché dietro ogni casco c’è una persona, una famiglia, una vita che non può essere sacrificata sull’altare del profitto e dell’indifferenza.
Simone Celebre
Segretario Generale Fillea CGIL Calabria