La tradizione fa risalire tutto al 14 agosto 1326, quando un bastimento raguseo si fermò al largo della costa per una bonaccia improvvisa: il capitano cattolico custodiva a bordo una statua lignea della Vergine e la depose su un masso all’interno di una grotta del monte Vingiolo per sottrarla all’equipaggio turco che voleva gettarla in mare. Sono trascorsi settecento anni e papa Leone XIV ha voluto ricordare questo importante centenario con una lettera indirizzata all’arcivescovo emerito di Agrigento Francesco Montenegro che il 14 e 15 agosto presiederà le celebrazioni come Inviato Straordinario del Pontefice. È la prima volta nella storia della diocesi di San Marco Argentano-Scalea che un legato papale viene inviato sul territorio.
La lettera si apre con una meditazione mariana che riprende il prefazio dell’Assunzione del Messale Romano: si tratta di una scelta non casuale perché le celebrazioni cadono a ridosso della solennità dell’Assunta e il Papa ha potuto legare la devozione della comunità locale alla contemplazione di Maria come «inizio e immagine della Chiesa che deve essere portata a compimento» e «segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo pellegrino». Il passaggio più significativo è quello in cui Leone XIV descrive gli uomini di oggi come «non di rado sballottati tra l’angoscia e la speranza», ai quali la Madre di Cristo «offre un sereno orizzonte» e verso i quali «non cessa mai di intercedere con materna dilezione». La parola-chiave della lettera è però un’altra: proximitatem, vicinanza: il Papa chiede al cardinale Montenegro di rendere visibile «la Nostra vicinanza» verso la comunità di Praia a Mare e lo sceglie perché conosce «i particolari legami con quel luogo».
La lettera giunge in un momento delicato per il Santuario perché il 13 luglio, lo stesso giorno in cui Leone XIV firmava il documento, un incendio ha devastato la macchia mediterranea del monte Vingiolo e nella notte le fiamme hanno sfiorato il luogo di culto: il rettore don Paolo Raimondi ha deciso il trasferimento dell’effige nella chiesa madre e il vescovo Stefano Rega ha invitato a vivere quei momenti «con gli occhi della fede» e ha definito il centenario «non una memoria del passato, ma una profezia per il futuro».
Le celebrazioni del 14 e 15 agosto si collocano nella cornice dell’Anno Giubilare e l stesso Pontefice, nelle righe conclusive, supplica Dio affinché dalla «festività di questo Anno Giubilare» i fedeli possano raccogliere «abbondanti frutti»: per una comunità dell’alto Tirreno cosentino, sette secoli di devozione popolare ricevono così un riconoscimento che arriva dalla Sede di Pietro.
Fonte e foto: C.E.C