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Vibo Valentia, stangata sul lavoro nero
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Prosegue senza sosta l’azione della Guardia di Finanza di Vibo Valentia in contrasto al lavoro sommerso e irregolare, un fenomeno illecito che rappresenta una delle maggiori piaghe sociali ed economiche del Paese, perché alimenta sfruttamento, ingiustizia sociale, concorrenza sleale, evasione fiscale e contributiva.

Nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 luglio 2026 le Fiamme Gialle vibonesi hanno eseguito 16 interventi ispettivi nei confronti di altrettante attività commerciali operanti in diversi settori economici.

Nel corso delle attività sono stati identificati complessivamente 98 lavoratori. I successivi approfondimenti hanno consentito di individuare 30 lavoratori completamente “in nero”, impiegati in assenza della preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro e, pertanto, privi delle più elementari tutele previste in loro favore.

In ulteriori 13 casi, invece, l’impiego dei lavoratori è risultato irregolare. Tra le situazioni maggiormente riscontrate figurano rapporti formalmente instaurati a tempo parziale dietro i quali si celava, in realtà, un impiego a tempo pieno a fronte di una retribuzione inferiore a quella dovuta, nonché periodi di prova svolti completamente “in nero”.

Con l’avvio della stagione estiva, una particolare attenzione è stata rivolta anche alle imprese operanti nel settore turistico. In uno degli interventi eseguiti nei confronti di uno stabilimento balneare sono state applicate sanzioni pecuniarie che oscillano da un minimo di 20.000 a un massimo di 117.000 euro.

Dietro il lavoro sommerso si cela una realtà che non riguarda soltanto l’evasione fiscale e contributiva: chi viene impiegato senza contratto o in condizioni di irregolarità è frequentemente costretto ad accettare compensi inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi, retribuzioni corrisposte totalmente o parzialmente in contanti e “fuori busta”, senza il dovuto trattamento previdenziale e assistenziale e, più in generale, senza le necessarie garanzie.

Le vittime di questo sistema sono soprattutto i lavoratori più vulnerabili, costretti a subire un fenomeno che alimenta precarietà e povertà lavorativa e compromette la possibilità di costruire un futuro dignitoso.

Il lavoro nero arreca danni all’intero sistema economico nazionale perché sottrae risorse all’Erario, mina gli interessi dei lavoratori, spesso sfruttati, e compromette la leale e sana competizione tra imprese. Infatti, il sommerso pregiudica gli equilibri economici e finanziari, consentendo a chi opera nell’illegalità di ridurre artificiosamente i costi fiscali, organizzativi e del lavoro, massimizzare i profitti e conseguire ingiusti vantaggi competitivi.

Nel corso degli interventi sono state rilevate anche violazioni dell’obbligo di trasparenza nella corresponsione degli stipendi, che impone il pagamento delle retribuzioni attraverso modalità tracciabili.

Alla luce delle irregolarità riscontrate l’Ispettorato del Lavoro ha disposto l’immediata sospensione dell’attività commerciale nei confronti di 6 aziende, mentre, in un ulteriore caso di maggiore gravità, l’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia ha disposto la cessazione definitiva dell’attività esercitata.

L’azione della Guardia di Finanza conferma il costante presidio della legalità economico-finanziaria e la determinazione nel contrastare ogni forma di economia sommersa. Colpire il lavoro nero significa tutelare la dignità dei lavoratori, difendere le imprese che rispettano le regole e contrastare quei meccanismi che alterano il mercato, favoriscono l’arricchimento illecito di chi opera nell’illegalità e sottraggono risorse indispensabili alla collettività.

Le Fiamme Gialle continueranno a operare con la massima attenzione sull’intero territorio provinciale per prevenire e reprimere i fenomeni lesivi della tutela dei lavoratori, delle imprese oneste e degli interessi dello Stato.

 

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