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Castrovillari, al via al Film Festival
29/08/2026
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Ci sono luoghi che non hanno bisogno di trovarsi al centro per diventare un centro. È ciò che accade a Castrovillari, dove il cinema breve, la creatività e il talento si incontrano per dimostrare che la cultura non vive soltanto nei grandi circuiti, ma può nascere, crescere e affermarsi anche lontano dai tradizionali luoghi della produzione culturale. Qui le specificità non si sommano semplicemente: si incontrano, si contaminano e diventano valore aggiunto.
È questo il cuore dell’ottava edizione del Castrovillari Film Festival – Festival Internazionale del Cortometraggio d’Autore, avviato lo scorso  giovedi sera, con una folla di gente tra tantissime presenze importanti, ed organizzato dall’Associazione Culturale Chimera APS, in programma dal 27 al 30 agosto nella suggestiva cornice del Castello Aragonese.
Un appuntamento che, anno dopo anno, sta costruendo una propria identità riconoscibile e che quest’anno assume una dimensione ancora più significativa: mettere in relazione talenti calabresi, autori italiani e cinematografie internazionali, facendo della specificità di ciascuno non una distanza da colmare, ma una ricchezza da condividere.
È proprio questa la forza del Festival: non uniformare gli sguardi, ma permettere a ciascuno di esprimere ciò che è. Il cinema diventa così linguaggio capace di attraversare confini geografici e culturali senza cancellare le differenze. Anzi, è nelle differenze che trova la propria energia.
Il dato di partenza restituisce con immediatezza la dimensione di questa sfida: 1.395 opere provenienti da 87 Paesi per soli 14 posti disponibili. Una selezione necessariamente rigorosa che racconta, prima ancora dei numeri, la vitalità internazionale del cortometraggio e la capacità del Festival di attirare opere, autori e linguaggi da un panorama vastissimo.
Il breve, dunque, non come formato minore, ma come territorio autonomo della ricerca cinematografica. Uno spazio nel quale il regista può condensare in pochi minuti una storia, una visione, una denuncia, un'emozione, una domanda. Il tempo si restringe, ma la possibilità di raccontare si amplia.
E Castrovillari sceglie di stare esattamente dentro questa possibilità.
La selezione internazionale costruisce una geografia cinematografica che porta nel Pollino opere provenienti da Paesi e sensibilità differenti, alcune delle quali già passate da manifestazioni di assoluto rilievo come Cannes, Berlino, Rotterdam e Venezia.
Dalla Mongolia alla Francia, dalla Lituania al Belgio, fino alla Spagna, sei titoli internazionali compongono un mosaico nel quale ogni autore conserva la propria identità, ma entra in relazione con quella degli altri.
Sono A South Facing Window di Lkhagvadulam Purev-OchirBecause of (U) di Tohé CommaretPelotón Trueno di Theo MontoyaConcrete Kids di Saulius BaradinskasCul-de-sac! di Clyde Gates e Gabriel Sanson e Stallion y la Bola de Cristal di Christian Avilés.
A questo sguardo sul mondo si affianca quello italiano, con Kràlik di Alessandro RoccaMambo Kids di Emanuele TrescaRandaghi di Enrico ed Emanuele Motti e We are Animals di Lorenzo Pallotta. Fuori concorso sarà inoltre proiettato L'Uomo Più Bello del Mondo di Paolo Baiguera.
Ma è soprattutto nel rapporto con la Calabria che il Festival trova una delle sue ragioni più profonde.
Tre opere – Happy Anniversary di Isabella SalvettiNothing to Tell di Fabrizio Condino e Vito di Samuele Leogrande, fuori concorso – riportano infatti il racconto dentro il territorio.
La Calabria non è soltanto il luogo nel quale questi film vengono presentati. Diventa uno sguardo. Un punto di vista. Una specificità capace di dialogare alla pari con il mondo.
È qui che il concetto di valore aggiunto assume il suo significato più autentico: l'internazionalità non cancella la dimensione locale e la dimensione locale non si chiude nel provincialismo. Una alimenta l'altra.
Il mondo arriva nel Pollino e il Pollino, attraverso i suoi autori, restituisce al mondo una propria voce.
A saldare queste diverse traiettorie sono due proiezioni speciali fuori concorso: Il Quieto Vivere di Gianluca Matarrese, cui sarà assegnato il Premio Speciale “Autore Calabrese dell’Anno 2026”, e Primo Sangue di Antonio La Camera.
La presenza di Matarrese assume così un significato che va oltre il riconoscimento individuale: premiare un autore calabrese significa ribadire che il talento non ha bisogno di cambiare luogo per acquistare valore. Può nascere qui, confrontarsi con il mondo e tornare qui senza perdere la propria identità.
È la stessa filosofia che attraversa l'intera manifestazione, sostenuta dalla direzione artistica di Antonio La Camera e Francesco Sottile: costruire uno spazio nel quale cinema, formazione, territorio e professionalità possano incontrarsi e generare nuove possibilità.
Le proiezioni si terranno ogni sera alle ore 21, dal 27 al 30 agosto, nella corte del Castello Aragonese.
Sabato 29 agosto è prevista la cerimonia di premiazione. Domenica 30 agosto, in collaborazione con la Calabria Film Commission, la giornata conclusiva sarà dedicata al cinema calabrese, con incontri e masterclass.
Saranno presenti Paolo Baiguera, Mino Capuano, Fabrizio Condino, Samuele Leogrande, i fratelli Motti, Lorenzo Pallotta, Alessandro Rocca, Emanuele Tresca e il DoP Davide Manca.
Il Festival non si ferma però allo schermo. Le masterclass a Palazzo Cappelli e il progetto rivolto alle scuole “4 e 1/2 – Ai margini del Cinema”, in programma al Teatro Vittoria il 27 agosto dalle ore 18.45, ampliano il confronto e portano il cinema anche dentro i percorsi di formazione.
È una scelta precisa: non soltanto mostrare il talento, ma creare le condizioni perché possa essere riconosciuto, compreso e coltivato.
Il Castrovillari Film Festival è organizzato da Chimera APS, con la direzione artistica di Antonio La Camera e Francesco Sottile, il sostegno di Calabria Film Commission e Parco Nazionale del Pollino, il patrocinio del Comune di Castrovillari e del Lions Club Castello Aragonese Pollino-Sibaritide-Valle dell’Esaro, con Energy Progress e Carlomagno Auto come sponsor principali.
UNA SCELTA DI CAMPO: IL CORTO NON È UN'ANTICAMERA
La posizione dei direttori artistici è netta e restituisce il senso culturale della manifestazione:
«Non celebriamo un anniversario. Prendiamo posizione. Il cortometraggio non è palestra, non è anticamera del lungo. È forma autonoma, adulta, radicale. È uno spazio nel quale il cinema può ancora cercare, proprio perché può ancora permettersi di rischiare e di sbagliare.
1.395 opere da 87 Paesi non sono soltanto un numero. Sono il segno di una vitalità. Più il mercato tende a stringere i linguaggi dentro modelli riconoscibili, più il breve continua ad aprire spazi di libertà.
Ne abbiamo scelte 14. Non le migliori in astratto, ma quelle che abbiamo ritenuto più necessarie oggi.
Portiamo a Castrovillari film passati da Cannes, Venezia e Berlino perché il Pollino non è margine. È un centro capace di accogliere e generare cultura. Un centro nel quale esiste un pubblico disposto a guardare senza distrarsi.
La giornata del 30 agosto con Calabria Film Commission e il premio a Gianluca Matarrese affermano un principio preciso: la Calabria non è fondale, è punto di vista.
Si può partire da qui e abitare il mondo.
Per questo proiettiamo per quattro sere consecutive. È un presidio culturale. Mentre tutti allungano, noi stringiamo. Perché è nel tempo breve che il presente, spesso, riesce a mostrarsi meglio».
Ed è forse proprio qui il significato più forte dell'edizione 2026: un territorio non acquista valore cercando di assomigliare ad altri, ma quando riesce a riconoscere ciò che lo rende unico e a metterlo in relazione con il mondo.
Il talento internazionale, quello italiano e quello calabrese non sono tre mondi separati. Sono tre energie che, incontrandosi, producono una possibilità in più: guardare la realtà da prospettive diverse, riconoscere la dignità di ogni sguardo e trasformare la specificità in forza condivisa.
Castrovillari, per quattro giorni, diventa così non una periferia che chiede attenzione, ma un luogo che ha qualcosa da dire e che invita il mondo ad ascoltarlo.
Perché il formato può essere breve.
La cultura, quando nasce dall'incontro tra talento, identità e libertà, non ha confini.

 

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