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Sanità e Piano di rientro, Senese: «È giunto il momento di invertire la logica
07/09/2026
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Ad agosto, il Consiglio dei ministri ha approvato il documento che definisce gli interventi per il risanamento dei conti calabresi per il triennio 2026-28, ma la segretaria generale della UIL Calabria auspica un cambio di approccio e suggerisce alcuni interventi operativi.

CATANZARO – Dopo diciassette anni segnati da Piani di rientro e gestione commissariale, per la Calabria è urgente invertire prospettiva nella gestione della sanità. Anziché partire dalle risorse disponibili per derivare i servizi che possono essere erogati, è necessario partire dai fabbisogni reali della popolazione per adeguarvi i servizi resi dal sistema sanitario regionale. È questa la netta presa di posizione della UIL Calabria in merito al Piano di rientro 2026-2028, il primo dopo la revoca del commissariamento sanitario, approvato poche settimane fa dal Consiglio dei ministri.

Per la segretaria generale della UIL Calabria, Mariaelena Senese, l'uscita dalla gestione straordinaria deve segnare quindi il superamento di una visione prevalentemente ragionieristica e contabile della sanità: «Il risanamento dei conti è necessario, ma l'obiettivo finale di qualsiasi intervento sul servizio sanitario deve essere la cura delle persone. Un sistema sanitario pubblico non può essere definito virtuoso se ha solo i conti in ordine. Anzi, i vincoli di bilancio stringenti a cui la Calabria è stata costretta, hanno reso spesso inefficiente la risposta alla domanda di cure e di salute che i calabresi hanno posto. Ciò è inaccettabile».

Il fondamento della posizione espressa dalla UIL Calabria è nella Carta costituzionale e nel diritto alla salute da essa tutelato.

In alcuni casi, le azioni previste dal Piano sono definite affidandosi alla scelta di adottare soluzioni già sperimentate positivamente altrove, nonostante “altrove” ci siano condizioni di contesto significativamente differenti rispetto a quelle calabresi. Per Senese, «la Calabria non è un territorio speciale, ma ha esigenze specifiche; condizioni strutturali peculiari; una demografia caratterizzata da una significativa riduzione della popolazione a causa di fenomeni di migrazione costante che producono spopolamento delle aree interne e innalzamento dell’età media regionale. Tali dinamiche, tanto complesse se prese singolarmente, messe assieme determinano fattori la cui incidenza sul fabbisogno sanitario reale è netta e specifica e per questo motivo devono essere tenute debitamente in conto come base per la definizione dell’assetto operativo del sistema sanitario regionale».

Secondo dati Eurostat, l’83% dei cittadini UE vive entro 15 minuti di auto da un ospedale (dati 2023). In Calabria, tutte le cinque province sono ben al di sotto della media: Reggio Calabria 73,3%, Catanzaro 71,6%, Crotone 62,5%, Cosenza 59,2% e Vibo Valentia 55%. In totale, la media calabrese è del 65,4%, mentre l’Italia si attesta all’80,5%. Dati preoccupanti che descrivono una regione caratterizzata da criticità infrastrutturali che si ripercuotono sulla salute e quindi sulla qualità della vita dei calabresi.

Su questa base, nasce la proposta della UIL Calabria: quantificare il fabbisogno sanitario reale della regione, utilizzando non soltanto il numero degli abitanti, ma anche l’età della popolazione, le condizioni epidemiologiche, il grado di deprivazione socioeconomica, la dispersione territoriale, la presenza di piccoli Comuni, la viabilità e i tempi effettivi di accesso ai servizi.

Lo stesso cambio di metodo deve riguardare il personale. Per questo la UIL Calabria propone che, per ogni Azienda sanitaria, Azienda ospedaliera, rete e struttura programmata, siano resi pubblici almeno tre dati: personale necessario, personale effettivamente disponibile e indice di scopertura, distinguendo medici, infermieri, OSS, tecnici e altre professionalità.

«Possiamo costruire nuove strutture e acquistare le migliori tecnologie, ma senza le donne e gli uomini necessari a farle funzionare rischiamo di realizzare soltanto contenitori vuoti», spiega ancora Senese, ponendo anche l’accento sull’importanza di Case e Ospedali di Comunità, la cui efficacia potrà misurarsi solo con il grado di integrazione con i servizi per il territorio, con l’applicazione della telemedicina e la capacità di attivare in maniera capillare l’assistenza domiciliare e i servizi legati ai consultori.

Infine, il tema cardine: il recupero di quanta più ampia parte possibile delle risorse spese dalla Regione per la mobilità passiva. Secondo le previsioni contenute nello stesso Piano, nel triennio 2026-2028 il suo valore tendenziale è pari a circa 410 milioni di euro l'anno.

«Non possiamo limitarci ogni anno a contabilizzare quanti soldi seguono i calabresi che vanno a curarsi fuori regione. Dobbiamo capire per quali prestazioni si parte, dove si concentrano le maggiori criticità e fissare obiettivi annuali e verificabili per recuperare progressivamente in Calabria le prestazioni che il nostro sistema può e deve garantire», annota la segretaria generale della UIL Calabria.

Non tutta la mobilità sanitaria può essere considerata sinonimo di inefficienza: esistono centri nazionali di eccellenza e patologie per le quali il ricorso a strutture altamente specializzate è fisiologico. È quindi necessario distinguere la mobilità inevitabile dalla mobilità evitabile, sulla quale concentrare gli interventi.

Per questo motivo la UIL chiede trasparenza sui meccanismi di compensazione economica interregionale e attenzione alle conseguenze che ulteriori differenziazioni territoriali future potrebbero determinare nell'accesso alle cure.

C’è poi il ricorso all’innovazione e all’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nei processi amministrativi, utile a liberare risorse umane e ridurre i rischi di dispersione di risorse economiche per effetto di errori o frodi.

Secondo la UIL, quindi, il vero salto di qualità è nella trasparenza dei dati e nella misurabilità dei risultati. Per questo il sindacato propone la realizzazione di un Cruscotto pubblico della sanità calabrese, accessibile ai cittadini e alle parti sociali, attraverso il quale monitorare periodicamente personale e scoperture, liste d'attesa, mobilità passiva, LEA, attivazione delle strutture territoriali, tempi dell'emergenza-urgenza, spesa sanitaria e andamento del debito: «Dobbiamo sapere non solo quanto spendiamo, ma cosa produce quella spesa in termini di salute. E dobbiamo poter verificare, anno dopo anno, se le scelte compiute stanno realmente migliorando la vita dei cittadini».

«La vera sfida amministrativa – conclude Senese – è dunque nel recuperare, attraverso innovazione tecnologica, capacità di analisi preventiva e trasparenza, le risorse necessarie ad adeguare l’intera offerta sanitaria regionale alle vere esigenze di salute dei cittadini calabresi, sulla base di dati demografici ed epidemiologici che guidino le scelte partendo un profilo sanitario e non dai vincoli di bilancio».

 

 

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