Domenica 1 novembre contro l'Inter U23 il ritorno in Via degli Stadi dopo mesi di esilio a Crotone; la Prefettura ha dato l'ok, ma le condizioni dell'impianto restano indecorose; Dalla Curva Bergamini in rifacimento ai servizi fatiscenti, lo stadio simbolo della città riapre per necessità, non per orgoglio. E la domanda è una sola: chi avrà davvero voglia di tornare?
COSENZA - Riapre il "Marulla". Sulla carta dovrebbe essere una festa, il ritorno a casa dopo un esilio forzato all'Ezio Scida di Crotone che ha condizionato l'avvio di stagione dei lupi. Probabilmente domenica prossima, 1 novembre alle 12.30 per la 12ª giornata del Girone C di Serie C contro l'Inter Under 23, l'impianto di Via degli Stadi riaprirà i cancelli. La Commissione Provinciale di Vigilanza ha dato il via libera dopo il sopralluogo e in Via Conforti 25 filtra grande fiducia sul ritorno. È a un passo il rientro, dicono dal club. Ma davvero possiamo raccontarlo come una vittoria per la città e per la tifoseria? La realtà è sotto gli occhi di tutti. Il Marulla riapre perché non si poteva fare altrimenti, non perché è stato restituito ai cosentini un impianto degno della sua storia. I lavori alla Curva Bergamini vanno avanti a singhiozzo, tra stop e ripartenze, e l'intera struttura porta i segni di anni di incuria e di interventi tampone. È una sconfitta per la città, prima che per il Cosenza Calcio. Una città che si appresta a riabbracciare il suo stadio come si rientra in una casa lasciata troppo tempo chiusa, con la polvere ovunque. Chi se la sentirà, domenica, di varcare i tornelli con entusiasmo? La passione dei tifosi rossoblù è a prova di tutto, ma chiederle l'ennesimo atto di fede senza offrire in cambio un minimo di decoro è irrispettoso. E c'è un'immagine che vale più di mille comunicati: i giornalisti che per raccontare la partita dovranno portarsi da casa il disinfettante per pulire i piani dattilo della tribuna stampa. Non è folklore, è lo stato dell'arte. Il ritorno al San Vito-Marulla doveva essere un momento di orgoglio collettivo. Oggi rischia di essere solo l'ennesima certificazione dell'abbandono. Il Cosenza torna a casa, sì. Ma che casa.