Il Garante regionale della Calabria dei diritti delle persone private della libertà personale esprime piena solidarietà e vicinanza istituzionale al Procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, simbolo di una giustizia che resiste, agisce e di un’antimafia che non si piega davanti alla pressione della criminalità organizzata. «Oggi più che mai – dichiara il Garante – è necessario affermare con forza che la sfida alla criminalità organizzata si combatte anche dentro le carceri. L’episodio delle minacce a Gratteri provenienti dal carcere è Gravissimo. La cultura dell’antimafia penitenziaria non è uno slogan: è una linea di confine tra lo Stato e chi tenta di minarne le fondamenta ed episodi come questi devono trovarci tutti compatti a dire da che parte stiamo». Da troppo tempo questo tema viene sollevato in solitudine. «Ed è proprio questa solitudine – prosegue – a rappresentare una ferita per lo Stato di diritto ed un pericolo. Le istituzioni devono essere unite, visibili, presenti. Non esistono zone neutre: o si difende la legalità, o la si perde». Il Garante lancia quindi un messaggio chiaro, diretto e senza ambiguità: «Alla criminalità organizzata diciamo con fermezza: non arretreremo di un solo passo. Non arretreremo nelle carceri, non arretreremo nei territori, non arretreremo nei percorsi educativi e trattamentali. Non arretreremo nel riaffermare ogni giorno che lo Stato è più forte di qualsiasi sistema criminale». «Le carceri non saranno mai terreno di conquista per logiche mafiose. Non saranno luoghi di comando occulto, né spazi di continuità criminale. Ogni tentativo di infiltrazione, di controllo, di intimidazione sarà contrastato con determinazione, con strumenti sempre più incisivi e con una presenza istituzionale costante». Il Garante richiama la necessità di interventi serrati e strutturali: rafforzamento dei controlli e delle attività investigative interne; coordinamento stabile tra magistratura, amministrazione penitenziaria e forze dell’ordine; programmi di rieducazione che spezzino il legame con la cultura mafiosa; azioni di prevenzione rivolte ai giovani, per impedire che nuove generazioni cadano nelle reti della criminalità. «Difendere la legalità – sottolinea Russo – significa anche garantire dignità. Le persone private della libertà personale, devono vivere il tempo della pena in luoghi che rispettino pienamente i principi costituzionali. Solo così si costruiscono seconde opportunità vere, solo così si indebolisce realmente il potere della criminalità organizzata». «La vera antimafia penitenziaria – sostiene il Coordinatore Nazionale dei garanti regionali – è quella che unisce rigore e umanità, controllo e rieducazione, sicurezza e diritti. È quella che non cede, non arretra e non si arrende mai». «Per tali ragioni essendo in queste ore susseguitesi già interlocuzioni con alcuni colleghi regionali e in attesa di sentire gli altri – conclude Russo – ci confronteremo presto tra livelli interregionali sul tema dell’antimafia penitenziaria indispensabile oggi più che mai anche alla luce di episodi gravissimi, come quello delle minacce al Procuratore Gratteri. Garantire diritti in primis significa essere portatori di legalità, rispetto delle norme, di quella legalità senza omissioni che si fa promotrice della cultura dell’antimafia che produce riscatto, cambiamento e reali seconde chance».
Nella foto: il Garante regionale sella Calabria Russo