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La Fondazione Premio Sila presenta un doppio appuntamento
30/11/2025
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David Szalay, vincitore del Booker Prize 2025, ha scelto Cosenza come unica tappa nel Sud Italia. Ha scelto la Fondazione Premio Sila. E questo dice tutto su cosa significhi costruire, anno dopo anno, un presidio di cultura che conta, che pesa, che attrae.

Così, la Fondazione conferma ancora una volta la sua capacità di portare a Cosenza i più grandi protagonisti della letteratura contemporanea. Martedì 2 dicembre, alle ore 18, alla Casa delle Culture nel centro storico, sarà ospite David Szalay, lo scrittore anglo-ungherese che ha da poco conquistato il prestigioso Booker Prize 2025 con il romanzo “Nella carne” (Adelphi).

Un evento straordinario che arriva a poche settimane dall’annuncio della vittoria di uno dei premi letterari più ambiti. A dialogare con David Szalay sarà Marco Vigevani, figura di riferimento nel panorama editoriale italiano e tra i maggiori agenti letterari europei.

Cosenza unica tappa nel Sud Italia

David Szalay ha scelto Cosenza come unica tappa del Sud Italia nel suo minitour italiano, che toccherà soltanto altre tre città: Roma, Terni e Castiglion Fiorentino.

Un riconoscimento importante per la Fondazione Premio Sila e per la città, che si conferma punto di riferimento per la cultura di qualità nel Mezzogiorno.

Nella carne” racconta la vita di István in un arco temporale di quarant’anni di storia europea: dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico. Un uomo in balìa di forze che non può controllare – quelle della grande Storia e quelle istintive che governano la sua carne – che attraversa l’esistenza con un laconico "Okay" come unica risposta agli eventi, dal più fortunato al più tragico.

E il giorno dopo, Emanuele Trevi

Mercoledì 3 dicembre, sempre alle 18 alla Casa delle Culture, sarà la volta di Emanuele Trevi, scrittore raffinato, critico letterario tra i più acuti della scena italiana, vincitore del Premio Strega 2021 con “Due vite” e da sempre giurato e amico del Premio Sila.

Trevi presenterà il suo ultimo romanzo “Mia nonna e il Conte” (Solferino), un libro che gioca con i confini tra autobiografia e finzione, esplorando la memoria familiare attraverso la figura di una nonna e di un misterioso Conte.

Con la sua prosa elegante e la sua capacità di trasformare il privato in universale, Trevi costruisce una narrazione che è al tempo stesso intima e letteraria, personale e corale. A dialogare con lui sarà il presidente della Fondazione Premio Sila, l’avvocato Enzo Paolini.

Due giorni di eccellenza letteraria

«Questi due appuntamenti rappresentano un concentrato straordinario di eccellenza letteraria – ha dichiarato il presidente Enzo Paolini –. Dal Booker Prize allo Strega, dalla letteratura che conquista il mondo a quella che racconta l’anima italiana: la Fondazione Premio Sila dimostra ancora una volta la sua capacità di creare un ponte privilegiato tra i grandi autori e il pubblico calabrese. Una giuria di prim’ordine percorre gli universi letterari e artistici con il desiderio di seminare parole e di incontrare culture lontane».

Gli appassionati di letteratura vivranno una due giorni davvero intensa, un’occasione rara per incontrare dal vivo due giganti della narrativa contemporanea in un dialogo diretto e appassionante.

IL TRIONFO DI SZALAY AL BOOKER PRIZE

«Non avevamo mai letto nulla di simile», ha dichiarato Roddy Doyle, presidente della giuria del Booker Prize e vincitore del premio nel 1993. «È, per molti versi, un libro cupo, ma è una gioia leggerlo». La decisione di assegnare il premio a Szalay è stata unanime da parte della giuria, composta oltre che da Doyle, dall’attrice e editrice Sarah Jessica Parker, dall’autrice nigeriana Ayòbámi Adébáyò, dal critico britannico Chris Power e dall’autrice americana Kiley Reid.

Con questo romanzo, Szalay consegna ai lettori un personaggio magnetico e respingente allo stesso tempo, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault, confermandosi uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento contemporaneo.

LA SCHEDA DEL LIBRO

David Szalay, Nella carne, Adelphi

È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento.

DAVID SZALAY

Nato in Canada nel 1974, cresciuto tra l’Ungheria e l’Inghilterra, David Szalay è considerato uno dei più importanti narratori contemporanei in lingua inglese. Con “Tutto quello che è un uomo” è stato finalista al Booker Prize nel 2016. In Italia, per Adelphi, ha pubblicato anche “Turbolenza” (2020), “Tutto quello che è un uomo” (2021) e “Primavera” (2023). I suoi romanzi, caratterizzati da un realismo spoglio e da una prosa misurata e intensa, esplorano con sguardo clinico e al tempo stesso compassionevole le fragilità e le sovrastrutture dell’identità maschile moderna, ottenendo consensi unanimi da critica e pubblico.

 

 

 

 

 

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