L’amianto e gli altri rischi cancerogeni di origine ambientale continuano a rappresentare una delle emergenze sanitarie più gravi e meno risolte del Paese. In Calabria, dove persistono siti contaminati, ritardi nelle bonifiche e un impatto epidemiologico significativo, il tema è stato oggi al centro della prima grande convention regionale organizzata dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e dedicata in modo organico alla salute ambientale che si è svolta a Catanzaro, nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” – Cittadella Regionale, con il patrocinio della Regione Calabria, di ARPACAL e dell’Ordine dei Medici di Catanzaro.
Dopo i saluti istituzionali dell’Assessore all’Istruzione, Sport e Politiche Giovanili, Euralia Micheli, delegata dal Presidente Occhiuto, assente per improrogabili impegni, e del Presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, Enzo Ciconte, dai lavori, che hanno riunito in un unico momento di confronto sanità, ricerca scientifica, diritto, ambiente e mondo associativo, è emerso come la presenza di amianto e di altri agenti cancerogeni ambientali continui a produrre effetti rilevanti sulla salute pubblica, spesso in assenza di una piena consapevolezza dell’impatto reale e delle responsabilità in materia di prevenzione, monitoraggio e bonifica. Partendo dai dati scientifici e dalle evidenze epidemiologiche, la convention ha avuto un duplice obiettivo: da un lato fare il punto sullo stato dell’arte dell’esposizione ambientale e sanitaria in Calabria; dall’altro guardare al futuro, delineando strategie credibili di prevenzione, tutela della salute pubblica, gestione del rischio e riduzione dell’impatto delle patologie asbesto-correlate e dei tumori di origine ambientale. Ampio spazio è stato dedicato al ruolo della sanità pubblica, alle responsabilità ambientali e alle politiche di bonifica, nonché alla tutela giuridica delle vittime e dei territori colpiti.
Il valore dell’incontro è stato ulteriormente rafforzato dall’alto profilo scientifico e istituzionale dei relatori, tra cui l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha richiamato l’attenzione sulla forte sottostima dei dati ufficiali relativi all’impatto dell’amianto in Calabria: «I numeri del Registro Nazionale dei Mesoteliomi fotografano solo la punta dell’iceberg. Riguardano esclusivamente il mesotelioma e non tengono conto dell’intero spettro delle patologie asbesto-correlate, né del sinergismo con altri agenti cancerogeni». Bonanni ha ricordato che, secondo l’VIII Rapporto ReNaM, in Calabria risultano ufficialmente 118 casi di mesotelioma fino al 2021, ma che oltre 500 diagnosi sono state effettuate fuori regione a causa della mobilità sanitaria: «Questo dato da solo dimostra quanto il quadro reale sia sottostimato. Molti casi sfuggono al censimento perché diagnosticati altrove o non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza». Particolare preoccupazione è stata espressa per le criticità strutturali del Centro Operativo Regionale (COR) e per il contesto del SIN di Crotone, ancora gravato da ritardi nelle bonifiche: «La presenza diffusa di amianto, la lunga latenza delle malattie e le difficoltà di sorveglianza rendono il carico sanitario reale molto più elevato di quello che emerge dai dati ufficiali».
Secondo le stime dell’ONA, considerando tutte le patologie asbesto-correlate – dai tumori del polmone, della laringe, dell’ovaio e dell’apparato gastrointestinale fino alle asbestosi e alle malattie pleuriche – «il quadro epidemiologico è ben più grave e richiede risposte immediate». «È indispensabile – ha concluso Bonanni – rafforzare la sorveglianza epidemiologica, potenziare il COR Calabria, completare il censimento dell’amianto e garantire una reale presa in carico delle vittime. Solo dati completi e trasparenti consentono di tutelare il diritto alla salute e programmare interventi efficaci di prevenzione, bonifica e assistenza».
Gli ha fatto eco Pasquale Montilla, oncologo e responsabile scientifico dell’ONA che, entrando nel merito sulla situazione dei Siti di Interesse Nazionale, a partire dal SIN di Crotone, indicato come uno dei contesti più critici per la compresenza di fattori di rischio ambientale e sanitario, ha sottolineato il cambio di paradigma emerso dalla convention: «Nel SIN di Crotone siamo di fronte a un modello avanzato di oncologia ambientale, caratterizzato da un’esposizione cronica a metalli e residui industriali che ha inciso direttamente sui processi biologici delle persone. Il modello sviluppato dall’Osservatorio Nazionale Amianto supera la sola lettura epidemiologica e consente di passare dai dati statistici alla misurazione diretta degli effetti biologici delle esposizioni, entrando finalmente nel corpo del paziente attraverso analisi biologiche avanzate. Questo permette di evidenziare una pressione tossica sistemica e persistente e di far emergere indici di rischio onco-tossicologico legati al bioaccumulo di cancerogeni industriali. L’obiettivo è anticipare la malattia, intervenendo prima che l’alterazione biologica diventi patologia conclamata, spostando l’attenzione dalla sola denuncia del danno alla presa in carico clinica degli esposti, in linea con gli indirizzi europei del Beating Cancer Plan».
Sono intervenuti, inoltre, Wanda Ferro (Sottosegretario al Ministero dell’Interno, in collegamento), Michelangelo Iannone (D.G. ARPACAL), Paola Vegliantei (Presidente Accademia della Legalità), Gianfranco Filippelli (oncologo, ASP Cosenza, in collegamento), Orlando Amodeo (epidemiologo, Primo Dirigente Medico Polizia di Stato), Antonio Pileggi (Ordinario di Diritto del Lavoro – Università di Roma Tor Vergata), Salvatore Procopio (ref. Laboratorio fisico Arpacal), Massimo Alampi (coord. ONA Reggio Calabria), Giuseppe Infusini (Pres. ONA Cosenza), Marisa Macrina (neuroanestesista terapia intensiva, già responsabile trapianti d'organo Regione Calabria), Antonio Carmine Sangiovanni (Coordinatore ONA Alto Tirreno Cosentino), Salvatore Siviglia (Capo dip. Ambiente Regione Calabria), Federico Tallarigo (Dir. UOC Anatomia patologica, Asp Crotone, Dir. Sc. COR Calabria), Renata Tropea (Dirigente medico, pronto soccorso Lamezia Terme).
L’evento ha ospitato, inoltre, l’intervento di Enzo Filareto, vicepresidente dell’Associazione Cittadini Liberi di Crotone e paziente oncologico.
Un appuntamento di rilevanza regionale, che segna un possibile punto di svolta per la Calabria, ponendo le basi per un confronto stabile e multidisciplinare e per trasformare la conoscenza in prevenzione, l’analisi in azione e la consapevolezza in politiche concrete.
L’ONA offre consulenza legale e medica gratuita attraverso il numero verde 800 034 294 e il sito
www.osservatorioamianto.it. (foto Vincenzo Gabriele)
convegno: ‘Amianto e altri rischi cancerogeni: lo stato dell’arte, prospettive verso il futuro’ (dati epidemiologici).
EZIO BONANNI
Sintesi delle risultanze epidemiologiche in Calabria
I dati ufficiali disponibili sul mesotelioma in Calabria, forniti dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) e dal Centro Operativo Regionale (COR), rappresentano solo una parte del problema. Il mesotelioma è infatti la “punta dell’iceberg” di un insieme molto più ampio di patologie asbesto-correlate, che comprendono anche tumori del polmone, della laringe, dell’apparato gastrointestinale e delle ovaie, oltre ad asbestosi e malattie pleuriche.
I numeri ufficiali
- In Calabria risultano 118 casi di mesotelioma censiti dal COR fino al 2021.
- I primi casi sono stati registrati nel 2001.
- I dati relativi agli anni 2020 - 2021 risultano ancora incompleti.
La sottostima del fenomeno
Alle segnalazioni ufficiali si affiancano:
- oltre 500 casi di mesotelioma diagnosticati fuori regione, legati alla mobilità sanitaria;
- numerosi casi non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza.
Il numero reale dei casi di mesotelioma in Calabria supera quindi le 600 unità negli ultimi 32 anni (1993 - 2025).
Criticità strutturali
- difficoltà operative del COR Calabria;
- incompleto censimento dell’amianto sul territorio;
- mobilità sanitaria passiva, che sottrae casi alla registrazione regionale;
- impossibilità di intercettare in modo sistematico tutte le patologie asbesto-correlate, non solo il mesotelioma;
- mancata integrazione del ruolo del sinergismo con altri cancerogeni ambientali.
Stime ONA sui casi di mesotelioma per provincia
- Cosenza: 190 - 210 casi stimati
- Reggio Calabria: 160 - 180 casi
- Catanzaro: 90 - 110 casi
- Crotone: 70 - 90 casi
- Vibo Valentia: 40 - 55 casi
Le esposizioni sono legate principalmente a edilizia, ferrovie, comparto marittimo, infrastrutture pubbliche e, per Crotone, al polo chimico industriale.
Il dato più rilevante: tutte le patologie asbesto-correlate
Se si considera l’intero spettro delle patologie riconosciute (tumori, asbestosi e malattie pleuriche), le stime complessive per il periodo 1993 - 2025 indicano:
- Cosenza: circa 000 casi complessivi
- Reggio Calabria: circa 730 casi
- Catanzaro: circa 380 casi
- Crotone: circa 800 casi, con ulteriore aggravio dovuto al sinergismo con altri cancerogeni presenti nel SIN
- Vibo Valentia: circa 230 casi
Il mesotelioma presenta un indice di mortalità a 5 anni pari al 93%, rendendo il quadro sanitario particolarmente grave.
Conclusione
Il carico sanitario reale delle patologie asbesto-correlate in Calabria è ampiamente sottostimato rispetto ai dati ufficiali. I numeri disponibili devono essere letti come indicatori minimi, non come una fotografia completa della realtà.
È indispensabile:
- rafforzare la sorveglianza epidemiologica;
- potenziare il COR Calabria;
- completare il censimento dell’amianto;
- garantire una reale presa in carico sanitaria e giuridica delle vittime.
Solo dati completi e trasparenti possono consentire politiche efficaci di prevenzione, bonifica e tutela della salute.