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“L’estate che ho ucciso mio nonno”
02/04/2026
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Come si fa a liberare qualcuno che non vuole essere libero? È la domanda che attraversa “L’estate che ho ucciso mio nonno” (Bollati Boringhieri) di Giulia Lombezzi, secondo appuntamento con gli autori della Decina 2026 del Premio Sila. Giovedì 2 aprile, alle 18, alla libreria Ubik di Cosenza, l’autrice dialogherà con la giornalista Giuliana Scura su violenza generazionale, emancipazione e sui confini tra liberazione e vendetta

Dopo il successo dell’incontro con Antonio Pascale dello scorso martedì, che ha riempito la libreria Mondadori e ha aperto la stagione con ironia graffiante e riflessioni sulle trasformazioni sociali dell’Italia, il Premio Sila prosegue il suo percorso con libri e autori della Decina 2026. Stavolta, il protagonista è un romanzo che affronta temi scomodi e necessari: la violenza domestica, l’asservimento psicologico, la trasmissione generazionale di modelli patriarcali. Giovedì 2 aprile, alle 18, alla libreria Ubik di Cosenza, Giulia Lombezzi presenta “L’estate che ho ucciso mio nonno” (Bollati Boringhieri). A dialogare con la scrittrice sarà la giornalista Giuliana Scura.

Un romanzo sulla violenza che si trasmette di padre in figlia

“L’estate che ho ucciso mio nonno” racconta la storia di Alice, 16 anni, che assiste impotente alla trasformazione di sua madre: da donna emancipata a figura sottomessa, schiacciata dal peso di un padre-padrone che, pur vecchio e malato, continua a esercitare un dominio totale sulla casa e sulle vite delle due donne. È un romanzo sulla violenza generazionale, su come certi modelli si ripetono uguali a sé stessi schiacciando le donne, sulla rabbia di chi vorrebbe liberare qualcuno ma si scontra con la consapevolezza che non si può salvare chi non vuole essere salvato. E sulla domanda più disturbante: per affrontare un mostro, bisogna diventare un mostro?

Giulia Lombezzi costruisce una protagonista che non si dimentica: Alice ha la rabbia della sua età, la lucidità di chi vede tutto con occhi nuovi, e la disperazione di chi si sente impotente davanti a dinamiche familiari che sembrano inevitabili. Man mano che la situazione peggiora, Alice comincia a covare desideri bui, a pensare cose che non andrebbero pensate...

Emancipazione, liberazione, violenza: dove sta il confine?

L’incontro con Giulia Lombezzi sarà l’occasione per esplorare i temi del romanzo e per interrogarsi su questioni che riguardano tutti: cosa significa davvero essere liberi?

Come si spezza la catena della violenza generazionale?

Dove finisce la legittima difesa e dove comincia la vendetta? E soprattutto: si può liberare qualcuno che non vuole essere libero?

Sono domande scomode, che il romanzo della Lombezzi pone con forza e senza andar troppo per il sottile. La scrittura è tesa, la storia procede con l’urgenza e la fame di una adolescente che vuole vivere ma si trova intrappolata in una casa dove si consuma ogni giorno una forma silenziosa di violenza.

Attraverso la migliore letteratura italiana

Il Premio Sila offre un’occasione rara e preziosa: dialogare con i migliori autori della narrativa e saggistica italiana contemporanea, scoprire libri che interrogano il presente, costruire una comunità di lettori sempre più ampia e appassionata. Un percorso che porta in città, mese dopo mese, le voci più significative della letteratura attuale, creando occasioni di confronto e crescita culturale per l’intero territorio.

LA SCHEDA DEL LIBRO

Giulia Lombezzi - L’estate che ho ucciso mio nonno - Bollati Boringhieri

Bisogna amare i propri nonni. Questo si è sentita ripetere Alice fin da piccola. Ma quando suo nonno, da poco vedovo, viene a vivere con lei e la madre, la ragazza si rende conto che tale comandamento è inattuabile. Seppur debole e depresso, Andrea esercita su tutta la casa il proprio carattere brutale, portando Marta, la mamma di Alice, a uno stato di totale asservimento. È come se un’intera generazione, con tutti i suoi dettami assurdi e violenti, si fosse insinuata nella vita delle due donne, impestandola di sigarette, imperativi e ricatti. La rabbia di Alice cresce, alimentata dalla brace dei sedici anni. La mamma che conosceva sta scomparendo, e lei si sente impotente: come si fa a liberare qualcuno che non vuole essere libero? Che cos’è veramente l’emancipazione? In un susseguirsi di badanti che vanno e vengono, sbronze liberatorie con gli amici del cuore, litigi con famigliari ciechi e sordi e una fame che non passa mai, Alice comincia a covare desideri bui, a pensare cose che non andrebbero pensate. Il viaggio nel passato della madre, nel paese in cui è cresciuta, e lo svelamento di ciò che ad Alice è sempre stato nascosto risulta un punto di non ritorno: Andrea deve sparire. L’unico modo per affrontare un mostro è diventare un mostro?

LA BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Giulia Lombezzi

Nata a Milano nel 1987, è drammaturga, sceneggiatrice e scrittrice. È stata finalista al premio Calvino 2020 col suo primo romanzo, “La sostanza instabile” (2021), premio Kihlgren Opera Prima nel 2022. Collabora con, tra gli altri, il Piccolo Teatro Grassi, il LAC di Lugano e l’Iranshahr Playhouse di Teheran. È tra gli autori del podcast di Storytel Mi dica tutto. Insegna presso la Naba, la Scuola Belleville di Milano e la Scuola Holden di Torino.

 

 

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