Cosenza - Il dato più vero, quello che non mente mai, è venuto ancora una volta dagli spalti. Anzi, dalla loro assenza.
Stadio San Vito-Marulla vuoto al cospetto dell'Inter Under 23. Vuoto come non lo è mai stato. Poco più di 200 presenze reali, contate una per una, volti noti, pochi intimi, quasi imbarazzati a stare lì. Il resto è scenografia. E poi c'è chi, puntuale, falsa i dati. Chi gonfia i numeri nel comunicato ufficiale, chi parla di mille, duemila spettatori, sperando che una bugia scritta bene possa coprire il fallimento che si vede a occhio nudo. Ma allo stadio i numeri non si truccano. Si contano le sedie vuote.
Di fronte c'era l'Inter Under 23, una squadra laboratorio, ragazzi del 2005, 2006, venuti in Calabria a fare esperienza. Un avversario che in altri tempi, in altri Cosenza, avrebbe portato quantomeno curiosità. Oggi nemmeno quello. Perché la gente ha capito. Ha capito tutto.
La squadra di Guarascio non appartiene più alla città. Appartiene solo agli illusi. A quel piccolo, ostinato, romantico manipolo di illusi che ancora spera chissà cosa. Che ancora crede che da queste ceneri possa nascere qualcosa. Ma la verità è un'altra, ed è brutale: il progetto sportivo è finito, il feeling con la piazza è morto, il Cosenza Calcio come lo abbiamo conosciuto è stato svuotato.
Quello che continua sotto gli occhi di tutti è il fallimento del calcio bruzio. Un fallimento tecnico, societario, comunicativo e umano. Una squadra senza identità, senza futuro, tenuta in vita artificialmente mentre intorno tutto crolla. E il Marulla, che è stato l'inferno per tanti avversari, oggi è diventato il certificato di questo fallimento. Duecento persone. In Serie C. Contro l'Inter, anche se Under 23. Dovrebbe far riflettere chiunque.
Invece c'è chi continua a fare finta di nulla. C'è chi continua a realizzare trasmissioni sportive come se nulla fosse accaduto. Studi, pagelle, moviole, ospiti e sorrisetti, mentre la società offende i giornalisti, li attacca, li denigra, li mette alla gogna. Offese che in qualsiasi altra piazza avrebbero portato a una presa di posizione dura, compatta, della categoria. Qui no. Qui vengono fatte passare quasi come complimenti. Si va avanti, si abbassa la testa, si tiene il microfono acceso purché resti acceso.
È questo il secondo fallimento, forse ancora più grave del primo. Quello di un racconto addomesticato, di un'informazione che ha scelto di non vedere il deserto.
Domenica al Marulla non si è giocata una partita. Si è celebrato un funerale. Con 200 persone presenti e qualche migliaio di assenti che hanno votato con i piedi. Il dato più onesto, l'unico che non si può falsificare. Il resto è solo rumore di fondo.
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