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Madeo: " Reddito di merito, una misura Civetta"
29/04/2026
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«Il favoloso mondo del presidente Occhiuto. Incentivi di migliaia di euro per chi compra casa nelle aree interne, ma poco importa se questi Comuni non hanno neppure una stazione di rifornimento o uno sportello bancomat. Appelli social per invitare medici di tutto il mondo a lavorare negli ospedali Calabresi, e pazienza se gli standard di sicurezza non sono garantiti o se le uniche stanze finite degli ospedali in costruzione sono quelle utilizzate come set nei suoi reel».

«E adesso tocca agli studenti: mille euro al mese per chi è degno di merito. Ma con quali criteri e a quale prezzo? Misura la cui finalità, prima che essere quella di centrare l’obiettivo, strizza l’occhio ad impressionare ed irretire i calabresi. Il tempo delle promesse e della campagna elettorale è decisamente finito, e forse questo governo regionale non solo dovrebbe prenderne atto, ma dovrebbe iniziare con politiche concrete e che possano davvero trovare il loro compimento».

«Il reddito di merito è una di quelle proposte che suonano bene nelle parole ma che stonano nei fatti. Le maglie sono così stringenti, agganciate a tempi strettissimi e a condizioni talmente vincolanti che forse, per dirla alla Morandi, è oro colato se uno su mille ce la fa. E non perché i nostri giovani non abbiano potenzialità, tutt’altro. Ma perché il meccanismo appare legato a parametri che piuttosto che agevolare e incentivare lo studente, sembrano studiati per spendere il meno possibile dei soldi promessi. Potranno accedere al supporto economico soltanto coloro che avranno la media ponderata tra il 27 e il 30 e che, alla data del primo aprile, abbiano conseguito il 40% dei crediti formativi dell’anno accademico di riferimento e che, alla data del primo ottobre, abbiano conseguito tutti i crediti dell’anno accademico di riferimento. In parallelo è prevista la partecipazione a corsi attivati dalle Università. Questo va oltre la richiesta, più che legittima, di mantenersi dentro la durata legale del corso di laurea, ma di conseguire gli esami in tempi brevissimi. Fulminei. Ed ecco che il percorso formativo si trasforma in una corsa ad ostacoli da percorrere senza respiro, con il rischio che ansia da prestazione e stress possano minare non solo il percorso stesso, ma soprattutto l’equilibrio psico-fisico dei nostri ragazzi e ragazze».

«Sono di evidenza pubblica i dati che ci parlano dell'80% degli universitari italiani che subiscono forti stati di stress che si manifestano con ansia, insonnia, disturbi alimentari e burnout da studio. Questa misura stravolge il vero concetto di merito, che nello studio è rappresentato dal riconoscimento dell'impegno e dei risultati conseguiti durante il percorso formativo e che non si limita al semplice voto alto, ma abbraccia una visione più ampia che include la crescita fatta dal punto di partenza al traguardo, la responsabilità personale e la valorizzazione delle competenze acquisite».

«Il provvedimento non solo non tiene conto delle condizioni Isee, rischiando di allargare ancor di più la forbice delle differenze socio economiche, ma fa riferimento al merito senza considerare le condizioni di partenza di ciascuno studente».

«Le nostre Università sono ben posizionate nel ranking mondiale. I nostri giovani non vanno a studiare fuori regione perché pensano che la nostra offerta formativa non sia qualificante. Le nostre ragazze e i nostri ragazzi vanno fuori perché in Calabria, dopo la laurea, non hanno alcuna sicurezza su un’occupazione di qualità. La risposta all’emigrazione dei giovani sta nel creare un mercato del lavoro stabile e con salari adeguati».

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