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Flag contesta il servizio di '' Striscia la Notizia''
21/04/2020
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Cariati (Cs), martedì 21 aprile 2020 – Confondere, nell’immaginario collettivo, un numero esiguo di gozzi di appena cinque metri con una flotta guidata da mercenari spietati e la pesca del novellame come la principale causa della cattiva salute del nostro mare, significa parlare per luoghi comuni, trattare un argomento complesso con superficialità, arrecare danno all’immagine della Calabria e soprattutto, criminalizzare la categoria dei piccoli pescatori che da questa pratica tradizionale ed ultracentenaria traggono sostentamento. È quanto dichiara il Presidente del Flag I Borghi Marinari dello Jonio Cataldo Minò facendosi portavoce dei sentimenti di disapprovazione e rabbia, diffusi tra gli operatori della piccola pesca del territorio, rispetto ai contenuti ed agli equivoci confezionati nel servizio del noto tg satirico
nazionale Striscia la Notizia andato in onda lo scorso 17 Aprile 2020, su Canale 5.
Sia chiaro – aggiunge Minò – nessuno di noi mette in dubbio che le regole vadano rispettate sempre e comunque. Tuttavia, allorquando prescrizioni e limitazioni non riescono a raggiungere l’obiettivo prefissato dal legislatore, alimentando anzi pratiche chiaramente illegali allora vuol dire che qualcosa, forse, non va e che una riflessione sull’impianto normativo e repressivo in questione debba essere quanto meno auspicata. Ad oggi – continua – il divieto previsto nei regolamenti comunitari sul settore non ha fatto altro, infatti, che favorire la vendita sottobanco ed a nero del novellame e, quindi, la sua mancata tracciabilità, arrecando pertanto un danno enorme all’economia dello stesso settore della ristorazione. I paradossi da registrare – prosegue – sono tanti e diversi. Da una parte, la sardella è pescata da chi non ha nulla da perdere, da chi è senza licenza o senza beni e che non teme quindi sanzioni e sfugge ai controlli. Chi è in regola con barca e licenza la sardella non la pesca. Le sarde non hanno mercato e rappresentano il sostentamento dei tonni di cui il mare è saturo ma che non avendo la Calabria quote per la pesca viene preso da altre regioni. Per quanto riguarda l’allarme sostenibilità – sottolinea il presidente del consorzio che raggruppa aziende e comuni che vanno da Crotone a Trebisacce – servirebbero studi scientifici ed aggiornati finalizzati a dimostrare il preciso nesso di causalità spesso denunciato (anche nel servizio di Striscia la Notizia) con eccessiva superficialità. La domanda è: quanta sardella si può pescare per non entrare in conflitto con la tutela dell’ecosistema, del rispetto del mare, della natura e con metodi non invasivi? Questi dati ad oggi non si conoscono. A questo punto – scandisce – converrebbe fare di tutta la costa un’area protetta e mettere i pescatori a guardia di questo patrimonio. E questa della sardella – conclude Minò – non è neppure una questione di legalità o peggio di criminalità, come pure lascerebbero intendere ricostruzioni giornalistiche diciamo troppo semplicistiche e prive del necessario contraddittorio. Basterebbe, infatti, andare ad osservare le piccole ed umili comunità di pescatori che reclamano il diritto di pesca della sardella. Ci si
accorgerebbe che non siamo per niente di fronte ad un’industria spietata delle sardella in mano a multinazionali ma di fronte sia al dramma di quelle poche famiglie che ancora vivono di piccola pesca legate sia al rischio di cancellare dalla storia una tradizione gastronomica secolare, espressione di un patrimonio identitario inimitabile e quindi dall’elevato valore turistico e culturale.

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