Dalla Calabria parte la sfida nazionale di Ambiente Mare Italia per proteggere il Mediterraneo
Sabato 21 febbraio il Museo del Mare Pelagos si è trasformato nel cuore pulsante di una mobilitazione nazionale per la difesa del Mediterraneo. Da qui, si è tenuta la presentazione ufficiale di “Liberiamo insieme il mare – Proteggere il Mediterraneo, custodire il futuro!”, progetto promosso da Ambiente Mare Italia (AMI) e realizzato con il contributo dei fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese. Non si tratta di una semplice campagna di pulizia dei fondali marini e delle coste: il programma integra interventi ambientali, ricerca scientifica, educazione civica e partecipazione delle comunità. Una rete ampia e strutturata coinvolge istituzioni, scuole, diving center, pescatori e amministrazioni locali in diverse Regioni italiane, con la Calabria a fare da apripista e laboratorio nazionale di buone pratiche per la tutela del mare. La scelta di presentare il progetto a Le Castella non è solo simbolica: dimostra che il Mezzogiorno può diventare un modello nazionale di cooperazione tra istituzioni, associazioni e cittadini, proponendosi come epicentro di una nuova coscienza ambientale.
Il Mediterraneo rappresenta meno dell’1% delle acque globali, ma ospita una delle concentrazioni di biodiversità più elevate del pianeta. Questa ricchezza lo rende estremamente fragile. Ogni anno tonnellate di rifiuti si accumulano su coste e fondali. Le reti da pesca abbandonate - le cosiddette ALDFG (Abandoned, Lost or Discarded Fishing Gear) - intrappolano pesci, tartarughe e cetacei per anni, generando il fenomeno del ghost fishing. Le microplastiche penetrano nella catena alimentare e arrivano sulle nostre tavole. Le praterie di Posidonia oceanica, capaci di assorbire grandi quantità di CO₂ e proteggere le coste dall’erosione, subiscono danni da ancoraggio selvaggio e rifiuti sommersi. Il coralligeno, habitat tra i più preziosi e complessi del Mediterraneo, soffre alterazioni difficilmente reversibili. Non è soltanto un problema ambientale: è un’emergenza economica, culturale e sanitaria. Colpisce la pesca, compromette il turismo, incide sulla qualità del cibo e sulla salute pubblica.
“Liberiamo insieme il mare” punta a trasformare la tutela ambientale in azione sistemica e replicabile. Il Museo Pelagos, gestito da AMI insieme alla Provincia di Crotone e in sinergia con l’Area Marina Protetta Isola Capo Rizzuto, diventa il centro di coordinamento per operazioni di monitoraggio e pulizia dei fondali, con il coinvolgimento di subacquei esperti e diving locali. Le prime aree interessate in Calabria includono: l’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, la baia di Soverato, Villa San Giovanni, Reggio Calabria. Gli interventi mirano a rimuovere reti fantasma e materiali ingombranti, proteggendo habitat sensibili come Posidonia e coralligeno. Tutte le operazioni saranno documentate e trasformate in materiale didattico per le scuole.
Il presidente AMI, Alessandro Botti, ha sottolineato il valore strategico della scelta calabrese per la presentazione nazionale del progetto: «La Calabria non è una scelta casuale. Durante la Settimana Verde AMI, nel 2025, si sono svolti oltre 150 eventi in 18 regioni italiane e la Calabria è stata la prima regione per numero di iniziative, con la provincia di Crotone ai vertici nazionali. Inoltre, a Le Castella gestiamo il Museo Pelagos insieme alla Provincia di Crotone, siamo attivi con delegazioni diffuse sul territorio e abbiamo costruito una forte alleanza istituzionale e civica». Il presidente di Ambiente Mare Italia ha evidenziato come l’impatto antropico nel Mediterraneo renda urgente un cambio di paradigma: «Il nostro mare è fragile e fortemente segnato dalle attività umane. Per questo apriamo una finestra sui fondali, per mostrare ciò che spesso resta invisibile. La tutela dell’ambiente marino non può più essere episodica: deve diventare sistema, responsabilità condivisa tra istituzioni, cittadini, operatori del mare e studenti».
Un pilastro del progetto è il coinvolgimento delle nuove generazioni. Ogni intervento di pulizia diventa un’esperienza formativa: i video delle operazioni saranno portati nelle scuole, mentre gli studenti verranno accompagnati sulle spiagge per osservare direttamente gli effetti dell’inquinamento. «Ogni attività di monitoraggio è una lezione concreta», ha spiegato l'avvocato Alessandro Botti. «Portiamo i ragazzi a vedere con i propri occhi l’impatto delle reti abbandonate e dei rifiuti sugli ecosistemi più delicati. Solo così la sensibilità ambientale si trasforma in comportamento quotidiano». L’obiettivo è chiaro: costruire una cultura della sostenibilità stabile, radicata, capace di influenzare scelte personali e collettive.
Il progetto riconosce la pesca artigianale come alleata della conservazione. Recuperare le reti fantasma significa: difendere il lavoro dei pescatori onesti, preservare le risorse ittiche, garantire qualità e sicurezza alimentare. Un mare pulito diventa così un investimento per turismo, economia blu e occupazione.
Presente l’onorevole Sergio Ferrari, presidente della IV Commissione consiliare regionale con delega ad Ambiente e Aree Protette, che ha definito il progetto “Liberiamo insieme il mare” perfettamente coerente con la visione strategica della Regione Calabria. «Momenti come questo rafforzano la consapevolezza collettiva, mettono in dialogo esperti, istituzioni e studenti, e contribuiscono a formare una nuova generazione più attenta alla sostenibilità». Ferrari ha annunciato l’impegno del Consiglio regionale nello sviluppo di nuove proposte legislative capaci di coniugare crescita economica e rigoroso rispetto ambientale, con particolare attenzione alle aree marine protette, definite «luoghi di eccellenza da cui ripartire per costruire un modello di sviluppo sostenibile». «Dal territorio – ha concluso – deve partire un segnale concreto: la tutela dell’ambiente non è un vincolo, ma la condizione essenziale per garantire futuro e prosperità alla nostra comunità».
Il sindaco di Isola di Capo Rizzuto, Maria Grazia Vittimberga, durante l'incontro, ha precisato: «Per noi che viviamo in simbiosi con il mare questa iniziativa ha un valore profondo. Il mare è parte della nostra identità: è economia, perché dà lavoro a pescatori e operatori turistici; è promozione del territorio, perché sostiene il turismo e tutto l’indotto; è ambiente, grazie a ecosistemi preziosi come la posidonia oceanica, che rappresenta una risorsa fondamentale per l’equilibrio naturale».
Il primo cittadino ha ricordato anche la dimensione umana del mare, «orizzonte di speranza per chi fugge da guerre e persecuzioni alla ricerca di un futuro migliore», ma non ha nascosto le criticità: «Il mare è troppo spesso ricettacolo di rifiuti e veleni. Durante le giornate di pulizia, le associazioni impegnate in queste attività recuperano di tutto: pneumatici, biciclette, elettrodomestici». Da qui l’appello alla responsabilità condivisa: «Dobbiamo sensibilizzare la comunità e, soprattutto, i giovani».
Fabio Manica, presidente della Provincia di Crotone, ha ribadito il ruolo strategico dell’ente nel rilancio e nella tutela dell’Area Marina Protetta Isola di Capo Rizzuto, definita «un’eccellenza naturalistica di livello europeo, la prima in Italia e tra le più rilevanti in Europa». Manica ha sottolineato la collaborazione ormai consolidata con Ambiente Mare Italia, evidenziando come la difesa del territorio passi attraverso strumenti concreti quali il Museo del Mare Pelagos e l’acquario locale, presìdi permanenti di educazione ambientale e promozione culturale.
Ha così messo in luce la portata interregionale del progetto: oltre 2.000 istituti scolastici coinvolti non solo in Calabria, ma anche in Sicilia, Campania e Basilicata. «Promuovere il turismo significa anche promuovere consapevolezza. Ripartire dalle scuole e dai giovani è il vero valore aggiunto: la cultura del bello e dell’ambiente è un investimento che riguarda l’intera nazione». Infine, il presidente della Provincia di Crotone ha dichiarato: «Iniziative come questa arricchiscono il territorio e rafforzano un modello di cooperazione istituzionale tra Comune, Provincia e Regione».
Pierfrancesco Cappa, responsabile dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto, ha ribadito l’impegno della Provincia di Crotone nella gestione e salvaguardia di uno dei tratti di mare più preziosi del Mediterraneo. Grazie ai finanziamenti del PNRR, l’ente sta rafforzando il monitoraggio degli ecosistemi marini attraverso nuove tecnologie, sistemi di rilevamento avanzati e collaborazioni scientifiche mirate anche allo studio degli effetti del cambiamento climatico. L’obiettivo è chiaro: coniugare conservazione ambientale e sviluppo di un turismo sostenibile, capace di valorizzare il patrimonio naturale senza comprometterlo.
Nel corso della presentazione del progetto AMI, Cappa ha sottolineato l’importanza della sinergia con il mondo associativo, a partire da Ambiente Mare Italia: «Iniziative come queste sono fondamentali. Un’area protetta non può essere fruita senza essere prima tutelata. Quando cittadini si organizzano in forma associativa e svolgono attività coerenti con le finalità dell’ente gestore, il risultato è duplice: si accelera il raggiungimento degli obiettivi e si consolida nel tempo la protezione del bene comune».
L’appuntamento del 21 febbraio ha avuto un valore non solo simbolico ma operativo. Subito dopo la presentazione, il progetto è entrato nel vivo con la prima sessione tecnico-formativa dedicata ai subacquei volontari. A guidare la formazione un team di esperti di alto profilo: Antonio Ranieri (esperto subacqueo, profondo conoscitore dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto e dei suoi fondali); Paolo Palladino (esperto subacqueo, istruttore ANIS 3 stelle e istruttore ASI/CMAS Archeologia Subacquea e filmmaker); Alessandro Taverriti (esperto subacqueo e naturalista, impegnato nell’educazione ambientale e nella tutela degli ecosistemi dello Stretto di Messina).
“Liberiamo insieme il mare” si sviluppa in quattro fasi principali:
Fase 1 – Formazione e divulgazione: i subacquei volontari verranno formati sulle tecniche di recupero sicuro dei rifiuti, sulla catalogazione degli inquinanti e sul monitoraggio del mare. Nelle scuole si realizzeranno percorsi educativi su mare, biodiversità e impatti umani, integrando teoria e pratica con strumenti digitali;
Fase 2 – Monitoraggio e mappatura: sub, volontari, pescatori e studenti effettueranno controlli dei fondali e delle coste, individueranno le aree più colpite e raccoglieranno dati utili a pianificare interventi mirati;
Fase 3 – Interventi concreti: in primavera e autunno si svolgeranno operazioni di rimozione dei rifiuti da fondali e spiagge in diverse zone del Mediterraneo. Diving center, cooperative di pescatori, scuole e cittadini collaboreranno per ripristinare gli habitat e ridurre l’inquinamento;
Fase 4 – Analisi e report: i rifiuti recuperati verranno classificati e i dati confluiranno in report finali. Anche gli studenti parteciperanno, trasformando l’esperienza in competenze pratiche e in strumenti di sensibilizzazione per le comunità.
“Liberiamo insieme il mare” trasforma l’impegno in azione: fondali ripuliti, reti fantasma rimosse, cittadini e studenti attivamente coinvolti nella tutela del mare. Ogni gesto conta: proteggere il mare oggi significa salvare biodiversità, economia e futuro. Prossimo appuntamento con Ambiente Mare Italia da segnare in agenda: la Settimana Verde AMI, in programma dal 10 al 22 aprile. Il motto scelto per questa edizione, “Sorridi al Pianeta, sorridi al futuro”, sintetizza lo spirito dell’iniziativa: un messaggio positivo che affronta la sfida con determinazione e spirito costruttivo.