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Due strade, una sola città (ma le palle sono piene)
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Alla luce degli ultimi eventi, Cosenza non è più davanti al solito dilemma — « Guarascio vende o non vende?» — ma davanti a due strade concrete, alternative e in competizione tra loro.

È questo il dato nuovo emerso nella settimana che si è chiusa con il primo incontro formale del 7 novembre a Reggio Calabria. Da una parte la cessione del Cosenza Calcio. Dall’altra la nascita di un nuovo Cosenza Calcio 1914. E in mezzo, come sempre, il tifoso cosentino.

1. La strada della cessione: Lamacchia e l’«arrivederci»

Sabato 7 novembre, a Reggio Calabria, si è tenuto il primo incontro formale sulla cessione della società. Da una parte l’ingegner Bonaventura Lamacchia, in rappresentanza di un gruppo di imprenditori del settore energetico, non calabresi. Dall’altra l’avvocato De Sensi, legale del club, delegato da Eugenio Guarascio a gestire questa prima fase.

Quello che è uscito dall’incontro, al netto della prudenza di rito, è un cauto ottimismo:

  • Lamacchia ha messo sul tavolo due proposte distinte, non una
  • La parte societaria le ha giudicate interessanti e meritevoli di approfondimento
  • I legali di Guarascio hanno mostrato apertura alla cessione
  • Nessuna cifra è stata resa nota
  • Il passaggio successivo è tecnico: i commercialisti delle due parti esamineranno le proposte sulla sostenibilità economica

L’obiettivo dichiarato da Lamacchia, già annunciato prima dell’incontro, è il 100% delle quote: un passaggio di proprietà pieno, non un ruolo gestionale.

È qui che nasce quel «rinvio ad un arrivederci» di cui parlano in città: non una rottura, non una fumata bianca, ma un rinvio alla settimana successiva, con i numeri sul tavolo. Un segnale diverso rispetto al passato, perché per la prima volta Guarascio non si è presentato di persona ma ha delegato un legale, e perché il coinvolgimento dei commercialisti è il momento in cui una trattativa «smette di essere una conversazione e diventa due bilanci messi uno accanto all’altro».

Per il tifoso, però, l’«arrivederci» è anche la parola più temuta. Cosenza ha già visto troppi rinvii, troppe trattative annunciate e mai chiuse — dalla vicenda Rota in poi, con il nodo dell’accollo del debito come punto su cui si è incagliato tutto. La prudenza, oggi, non è pessimismo. È memoria.

2. La strada della rifondazione: la DB Rossoblù diventa Cosenza Calcio 1914

L’altra strada ha una data precisa: martedì 17 novembre, ore 17:30, Cinema Italia.

Lì il gruppo rappresentato dall’avvocato Giuseppe Carratelli presenterà il progetto Cosenza Calcio 1914, che riparte dall’Eccellenza rilevando il titolo sportivo della DB Rossoblù Città di Luzzi — capolista imbattuta, 22 punti in otto giornate.

Il progetto, come riportato in questi giorni, è «finalizzato alla ripresa dell’attività agonistica sotto i colori storici del Cosenza Calcio 1914, partendo dal campionato di Eccellenza mediante incorporazione del titolo sportivo dell’a.s.d. DB Rossoblù». Il claim scelto è «Dalle nostre radici, verso il futuro», con la volontà di ripartire dall’identità storica della città, a cominciare dal 1914.

Il passaggio chiave è un altro: il marchio storico è nelle mani di Pino Citrigno. E la DB Rossoblù ha già protocollato al Comune un’istanza per giocare cinque gare interne di Eccellenza al Marulla, a partire dal 29 novembre.

Una richiesta che, secondo le ricostruzioni, «ha un fondamento nella convenzione esistente»: l’articolo 5 della convenzione tra Comune e Cosenza Calcio consente all’amministrazione di concedere l’impianto ad altre società sportive. Le date richieste non si sovrappongono a quelle del Cosenza.

Tradotto in parole semplici: la strada due non ha bisogno del consenso di Guarascio per esistere. Ha bisogno di un voto in Consiglio comunale.

Tra i promotori ci sarebbe anche chi, nei mesi scorsi, aveva avviato contatti con il presidente Guarascio per rilevare il club, senza però arrivare a un accordo. Alla presentazione ci sarà anche Gianluca Di Marzio, figlio di Gianni Di Marzio.

3. Qual è oggi il pensiero del tifoso cosentino?

Il tifoso cosentino, oggi, non è diviso tra ottimisti e pessimisti. È diviso tra stanchezza e speranza vigilata.

Da più di un anno la tifoseria organizzata protesta contro l’attuale società, e lo stadio San Vito-Marulla, appena tornato a ospitare le gare interne, resta in gran parte vuoto. Non è disinteresse: è la forma più dolorosa di protesta, quella di chi resta a casa per amore, non per indifferenza.

Sui social, il sentimento dominante che emerge in questi giorni è lo stesso che si legge in un post di un tifoso del 6 novembre: la speranza che, se l’incontro tra Guarascio e Lamacchia dovesse dare esito positivo, si possa «continuare in Serie C sotto una nuova proprietà», ma anche la consapevolezza che, se Guarascio dovesse restare, «il focus dovrebbe rimanere sul nome storico Cosenza Calcio 1914».

In altre parole: il tifoso non chiede più promesse. Chiede una fine dell’incertezza. Vuole tornare al Marulla «con l’una o con l’altra squadra», pur di togliere di mezzo l’ambiguità che sta logorando anche la squadra, diciannovesima in Serie C con nove punti in dodici giornate.

E c’è un’altra frattura, più sottile ma reale, che emerge dalle discussioni tra tifosi: una parte teme che ripartire dall’Eccellenza significhi «fare la muffa» per anni prima di tornare in C, e preferirebbe un titolo di Serie D; un’altra parte accetta l’Eccellenza come unica strada realistica e guarda con fiducia a un imprenditore-tifoso serio affiancato da persone competenti.

Il punto di contatto tra tutti, però, è uno: nessuno vuole più due Cosenza. Il fantasma del 2004/05, con due squadre rossoblù in città, è ancora vivo. E la domanda che tutti si fanno è la stessa che si porrà il 17 novembre: se la trattativa con Lamacchia procede, il gruppo del 1914 si ferma — o va avanti comunque?

4. Chi può dare più garanzie sul futuro calcistico nella città dei Bruzi?

Qui bisogna essere onesti: oggi nessuno può dare garanzie assolute. Si possono solo confrontare due tipi diversi di garanzia.

Le garanzie della cessione Lamacchia

  • Continuità sportiva: si resta in Serie C, con nome, storia, categoria e stadio già esistenti. Non si riparte da zero.
  • Cessione totale: il 100% delle quote significherebbe una rottura netta con la gestione attuale, senza formule ibride o comproprietà.
  • Solidità da verificare: il gruppo è del settore energetico, extra-regionale. La solidità va misurata sui bilanci, non sulle dichiarazioni. Ecco perché il passaggio ai commercialisti è decisivo.
  • Il rischio: è la garanzia più forte se si chiude, ma è anche la più fragile finché non si chiude. Un altro rinvio, un altro «arrivederci», la farebbe crollare di credibilità.

Le garanzie del progetto Cosenza Calcio 1914 via DB Rossoblù

  • Titolo pulito: si costruisce un soggetto nuovo su un titolo sportivo pulito, senza il peso dei debiti pregressi.
  • Radicamento locale: professionisti e imprenditori cosentini, marchio storico del 1914, identità come collante. Il progetto nasce «dalle radici».
  • Indipendenza dalla trattativa: non dipende da Guarascio, ma da un voto del Consiglio comunale sul Marulla e dalla capacità di reggere un percorso lungo.
  • Il rischio: è la garanzia più lenta. Ripartire dall’Eccellenza significa anni di risalita, con il rischio concreto di due piazze, due tifi, due identità in competizione.

Come ha sintetizzato bene una ricostruzione di questi giorni: «I due gruppi sono distinti. Non ci sono nomi sovrapposti verificabili, le strutture sono opposte — uno compra una società esistente con i suoi debiti, l’altro costruisce un soggetto nuovo su un titolo sportivo pulito».

E ancora: «Se Lamacchia chiude, il Cosenza Calcio cambia proprietà e resta in Serie C. In quello scenario, un secondo club cittadino in Eccellenza con il marchio del 1914 perde la propria ragione d’essere».

«Se Lamacchia non chiude, la strada due diventa l’unica, e il voto sul Marulla diventa il momento in cui la città decide se accompagnare una successione».

 

Conclusione: la sfera di cristallo non basta

L'immagine — i due loghi, la riflessione, la sfera di cristallo al centro — racconta esattamente questo momento: due riflessi, due futuri possibili, e in mezzo una sfera che nessuno, oggi, può leggere con certezza.

Il tifoso cosentino non chiede più di scegliere tra fede e ragione. Chiede fatti verificabili in dieci giorni:

  1. Cosa diranno i commercialisti sulla sostenibilità delle due proposte Lamacchia?
  2. Il Consiglio comunale concederà il Marulla alla DB Rossoblù / Cosenza Calcio 1914?
  3. Il 17 novembre il progetto 1914 sarà una presentazione o un atto di nascita?

Fino ad allora, la garanzia più grande non la darà né un nome né un altro. La darà la chiarezza. Perché Cosenza, come scriveva già un commento di questi giorni, «merita chiarezza, e in fretta».

E la città dei Bruzi, alla fine, non tiferà per una società o per un titolo sportivo. Tiferà per chi riuscirà a far tornare il Cosenza — quello vero, quello del 1914 — al Marulla, con dignità, con un progetto e con una proprietà che non debba più chiedere «arrivederci» ogni settimana.

 

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